20 Gennaio 2018, 23:39

Terremoti. Sistemi di faglie nella Sicilia sud-occidentale, il 26 i risultati della ricerca pluriennale

di: Redazione
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Il 26 maggio prossimo, alle 15.30 ,nella cornice del Castello di Rampinzeri (Santa Ninfa, TP), saranno presentati alla cittadinanza i risultati di una attività di ricerca pluriennale finanziata dalla struttura “Terremoti” dell’INGV e condotta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università di Catania, dell’Università di Palermo e dell’Università “Federico II” di Napoli. L’oggetto di questa ricerca è stata l’identificazione e la caratterizzazione dei sistemi attivi di faglia nel settore della Sicilia sud-occidentale compreso tra l’alta Valle del Fiume Belice e la fascia costiera compresa tra Mazara del Vallo e Sciacca, nell’ipotesi che questi sistemi ospitino le faglie responsabili della sequenza sismica che ha colpito drammaticamente il Belice nel 1968 e l’antica città di Selinunte tra il V-IV secolo A.C. e il IV secolo D.C.

Le attività svolte all’interno del progetto sono sintetizzabili in tre settori disciplinari: 1) definizione del quadro tettonico della Sicilia sudoccidentale; 2) investigazione e caratterizzazione della faglie attive a terra e in mare, potenziali sorgenti di terremoti distruttivi; 3) valutazione per via geodetica dell’attuale tasso di deformazione dell’area del Belice e della zona costiera compresa tra Mazara del Vallo e Sciacca.

L’approccio utilizzato è stato multidisciplinare, ed in particolare sono state utilizzate tecniche di geodesia spaziale (GPS, InSAR), rilievi geochimici per l’analisi delle acque della zona e dei flussi di CO2  dal suolo, l’acquisizione di circa 80 Km di profili sismici ad alta risoluzione nell’off-shore di Sciacca e una serie di rilievi geologici e geomorfologici. Questi studi sono stati affiancati da una analisi dei dati archeosismologici rilevati nell’area del Parco di Selinunte, volti a chiarire in modo univoco la datazione dei terremoti che hanno interessato nel passato l’attuale zona di Castelvetrano-Selinunte.

In estrema sintesi, il quadro che è emerso da queste indagini è quello di un’area soggetta ad una attività tettonica condizionata dalla presenza di alcuni sistemi di faglie orientate circa NE-SW che, da Partanna fino a capo Granitola e ancora oltre in mare, accomodano una compressione in direzione circa NW-SE. Questo sistema di faglie è diviso in tre segmenti principali visibili e localizzati a terra. Di questi, Il segmento più meridionale è, allo stato attuale, caratterizzato da evidenti movimenti, misurati per via geodetica e geologica, in risposta alle tensioni cui è soggetta l’area. In mare risultano molto evidenti le tracce di attività recente delle faglie che dislocano il fondo marino e che, tra l’altro, permettono la risalita di fluidi (probabilmente metano) di provenienza profonda. I risultati di questo progetto forniranno nuovi dati utili per la revisione delle faglie catalogate nel database INGV delle Sorgenti Sismogenetiche DISS (http://diss.rm.ingv.it/diss/) che vengono utilizzate per la stesura della Carta della Pericolosità Sismica, edita dall’INGV e che, dal 2006, è carta ufficiale dello Stato.

 

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