23 Gennaio 2017, 05:30

Protezione Ignazio Cutrò. E' polemica sulla revoca della scorta

Mattiello (PD) smentisce, Cutrò: "Vogliono bloccare la notizia".

di: Santina Matalone
Immagine relativa alla notizia: Protezione Ignazio Cutrò. E' polemica sulla revoca della scorta

Secondo quanto riportato dalla testata ANSA, c'è la smentita alla notizia della revoca delle misure di protezione per Ignazio Cutrò, da parte del deputato del Pd Davide Mattiello, coordinatore in commissione parlamentare del V comitato, ovvero il gruppo di lavoro che si occupa di testimoni di giustizia, vittime e collaboratori di mafia.. "Sono destituite di ogni fondamento le notizie che trattano il taglio della scorta ad Ignazio Cutrò. Ce lo ha confermato il vice ministro Bubbico, da me sollecitato su questo punto nell'ambito della audizione che si è appena conclusa. Anzi, è stata ribadita l'importanza del ruolo pubblico assunto negli anni da Ignazio Cutró: ne' lui, ne' la sua famiglia sono o saranno abbandonati dallo Stato", conclude Mattiello. 

Per Ignazio Cutrò "le dichiarazioni di Mattiello sono un modo per bloccare la notizia. Se mi fanno uscire dal programma perché non sono in pericolo, perchè il prefetto conferma il dispositivo? Sono o non sono in pericolo? Sì devono decidere".

Ieri era stata l'Associazione Testimoni di Giustizia a dare notizia sul provvedimento di revoca della scorta che di fatto vedeva applicate le cosiddette misure ordinarie di protezione. Alla notizia infatti di ieri Ignazio Cutrò aveva dichiarato di sentirsi ancora una volta abbandonato dallo Stato. Cutrò, insieme agli altri testimoni di giustizia da circa un anno, grazie una legge fortemente voluta dal governatore Crocetta, è stato assunto dalla Regione Siciliana e lavora in una sede decentrata non resa nota per motivi di sicurezza. Ma pare che nel provvedimento emesso dal Viminale venga evidenziato come "non permangono le condizioni che hanno a suo tempo determinato l'applicazione delle speciali misure di protezione, peraltro giunte a naturale scadenza, e che può risultare adeguata l'adeguata l'adozione nei confronti del testimone di giustizia e dei familiari delle misure ordinarie di tutela di competenza dell'Autorità provinciale di pubblica sicurezza" anche perchè la procura di Palermo ha ribadito che "non sono emersi concreti elementi che possano confermare l'attualità del pericolo per l'incolumità del testimone". In un altro passaggio, viene sottolineato come Cutrò e i familiari "si siano resi protagonisti di una serie sistematica e ripetuta di comportamenti anomali che mettono a rischio l'efficacia del servizio di tutela e l'incolumità degli agenti assegnati alla loro sicurezza". La tutela di Cutrò e della famiglia è quindi ora compito dell'autorità prefettizia che, a quanto si è appreso, ha garantito che se ne farà carico.

Sulla notizia ieri anche l'intervento del M5S che chiede il ritiro da subito del provvedimento di revoca del programma di protezione a Ignazio Cutrò, ed esprime massima solidarietà e vicinanza al testimone di giustizia originario di Bivona e a tutta la sua famiglia. I Cinquestelle all’Ars chiedono il ritiro urgente dell’ingiustificato e pericolosissimo provvedimento. “Il testimone di giustizia dell’Agrigentino – afferma Mangiacavallo - rischia la vita ogni giorno per aver denunciato i soprusi della criminalità organizzata nel suo territorio, lo stesso territorio dove ha deciso di restare con tutta la famiglia, e oggi lo Stato lo abbandona, forse perché la sua è una voce scomoda”. E conclude: “Se dovesse succedere qualcosa a Ignazio Cutrò e alla sua famiglia, la politica tutta ne sarà responsabile”.  

  

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