17 Dicembre 2017, 12:46

Santa Margherita Belìce, Palazzo Lombardo sarà demolito. Il TAR "niente maxi risarcimento"

Legittimo l'operato del Comune difeso dall'avvocato Santo Botta

di: Redazione
palazzo lombardo saieva
palazzo lombardo saieva

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha messo la parola fine alla pluriennale vicenda del c.d. “Palazzo Lombardo-Saieva” sito nella centralissima via Abruzzo di Santa Margherita di Belìce.

Immobile originariamente di proprietà delle sorelle Serra, i cui lavori di costruzione avviati dall’impresa Lombardo furono interrotti a causa del sisma del 1968.

La vicenda trae origine nel 2003, quando il Consiglio Comunale di Santa Margherita di Belìce decideva di provvedere alla ristrutturazione del c.d. “Palazzo Lombardo-Saieva” dando incarico all’amministrazione di avviare le procedure al fine di destinare l’edificio a sede del Palazzo Municipale.
Tuttavia, il progetto esecutivo non risultava essere stato redatto, mentre il progetto preliminare sarebbe stato stralciato dal programma triennale delle opere pubbliche;
inoltre, l’originario progetto di ristrutturazione del Palazzo non rientrava più tra gli obiettivi della nuova amministrazione che, frattanto, grazie ad una puntuale relazione tecnica, prendeva atto dell’aggravarsi della situazione di pericolo per l’incolumità pubblica causata dall’immobile.

Pertanto, nel marzo 2015 il Consiglio Comunale di Santa Margherita di Belìce revocava la precedente deliberazione del 2003, e forniva un nuovo indirizzo all’amministrazione comunale: ovvero, ricercare soluzioni idonee a salvaguardare il contesto urbano in cui è posto il palazzo , prevedendone anche l’ipotesi della sua demolizione parziale o totale e di attivare nelle more tutte le procedure per la sua messa in sicurezza.

Avverso tale deliberazione insorgevano le sorelle Serra, proponendo un ricorso giurisdizionale, deducendo diverse censure di illegittimità della predetta deliberazione consiliare e chiedendo un maxi risarcimento calcolato in euro 706.950 per i danni asseritamente patiti dal procedimento amministrativo seguito dal Comune, sia a titolo di  perdita di chance riferita alla mancata vendita dell’immobile, sia a titolo di danno esistenziale.

Si costituiva in giudizio il Comune di Santa Margherita Belìce, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Santo Botta, il quale ha eccepito, tra l’altro, la carenza di legittimazione delle Sorelle Serra, le quali, a seguito dell’esproprio prefettizio del 1987, avevano optato per il beneficio della ricostruzione del fabbricato in un diverso lotto; ed ancora, l’avv. Botta ha sottolineato come nessuna lesione potesse derivare alle Serra dalla delibera impugnata, in quanto il consiglio comunale, con un emendamento proposto dal consigliere Francesco Giampaolo, aveva dato mandato all’amministrazione di mettere in sicurezza il Palazzo con opere “a carico dei privati”, ma, in quest’ultimo caso, evidentemente solo se ancora proprietari.

Il Tar Sicilia Palermo, Presidente dott.ssa Solveig Cogliani, Relatore dott.ssa Maria Cappellano, accogliendo le eccezioni formulate dall’avvocato Santo Botta, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalle sorelle Serra atteso che le stesse sono prive di legittimazione in merito al Palazzo che risulta acquisito al patrimonio comunale e, nel merito, avuto riguardo all’adeguatezza dell’ istruttoria espletata dall’amministrazione comunale ed alla congruità della motivazione addotta, ha ritenuto pienamente legittima la deliberazione consiliare n.8/2015.

Anche con riferimento alla domanda risarcitoria, sono state integralmente accolte le tesi difensive dell’avvocato Botta, con la conseguenza che la richiesta di 706.950 euro avanzata dalle sorelle Serra è stata ritenuta infondata dal Tribunale Amministrativo Regionale.

Il TAR, infine, ha condannato le Sorelle Serra al pagamento, in favore del Comune di Santa Margherita Belìce, di euro 1500,00 oltre oneri e accessori come per legge, a titolo di spese del giudizio.

Pertanto, l’amministrazione comunale margheritese potrà finalmente procedere con la demolizione del Palazzo che incombe sulla via Abruzzo

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