Poggioreale, il Tribunale di Sciacca scagiona Mario Cappadoro. Infondate le accuse rivolte dall'ex moglie. "Un inferno. Adesso penso solo a riavere i miei figli"

Immagine articolo: Poggioreale, il Tribunale di Sciacca scagiona Mario Cappadoro. Infondate le accuse rivolte dall'ex moglie. “Un inferno. Adesso penso solo a riavere i miei figli“

“Assolto perché il fatto non costituisce reato”. E’ questo il verdetto del Tribunale di Sciacca pronunciato ieri dal suo Presidente Antonino Tricoli dopo una lunga e minuziosa istruttoria dibattimentale, durata ben oltre un anno e mezzo.

Il processo aveva visto alla sbarra Cappadoro Mario, di Poggioreale, accusato dalla moglie M.R. di violenze sessuali ripetute, maltrattamenti e minacce che invece si sono rivelate prive di fondamento.

Il tribunale non ha creduto alle accuse della donna che si era costituita parte civile. Accuse che si sono rivelate in marcata contraddizione con la realtà dei fatti, così accogliendo la tesi della difesa sostenuta dall'avvocato Vincenzo Basile che ha offerto al tribunale una pluralità di incongruenze.

La vicenda prende inizio alla fine del luglio 2018 allorquando Cappadoro Mario viene tratto in carcere con provvedimento del GIP di Sciacca a seguito delle denunce della moglie M.R. che, dipingendosi come vittima di violenza sessuale del marito, era stata anche posta in protezione presso una casa famiglia di località segreta. Erano così stati sottratti  all'uomo anche i due figli di 10 e 11 anni.

Lui Mario, 39 anni, sottoposto ad una carcerazione durata oltre 10 mesi, ha dovuto subire ogni sorta di pregiudizio da parte dello Stato, perdendo financo le potestà genitoriali sui suoi due bambini, e questi di avere contatti anche con i loro nonni, per una serie di successive disposizioni del tribunale dei minori di Palermo. Sembra allora, quella di oggi, il lieto fine della nuova versione della  favola, de “La Bella e la Bestia”  dai contenuti a lungo drammatici dove però l'incantesimo sembra aver restituito all'uomo oltre che la sua immagine, soprattutto la sua  dignità e il suo cuore di padre.

E’ stato un incubo, spero finito! – ha spiegato Mario –  Dal luglio 2018 ho vissuto l’inferno. Sono stato denunciato da mia moglie come il mostro violentatore; un marito “in avanzo” di cui liberarsi. Senza neanche una separazione, senza poter spiegare, sono stato sbattuto in cella per dieci lunghi mesi, e a farne le spese sono stati i miei figli, che non stanno bene.

Sono ancora oggi privato della possibilità di poterli vedere perché un Tribunale dei Minori ha fino ad oggi creduto alle calunnie che mia moglie e le case famiglia  avevano cucito addosso a me. Sono stanco di fare la guerra, non ne posso più. Chiedo soltanto un po’ di serenità per me e i miei ragazzi che hanno diritto di avere, nonostante tutto, due genitori.

Mario è una delle tante vittime del meccanismo prevenuto, a volte malato, del sistema italiano in tutela dei minori, e spesso per una preconcetta  rigidità verso il ruolo maschile in famiglia. E a farne le spese sono sempre i nostri figli.

Ho fiducia nella Giustizia - continua - lo Stato dovrà ridarmi ciò che mi è stato tolto di più caro. Devo, più di ogni altro, ringraziare il mio avvocato che ha creduto fino in fondo nella mia disgrazia, ponendo fine a questa odissea.  

Chiarito oggi questo, caso Mario ricorrerà al Tribunale dei Minori perché i figli riabbiano il loro padre.

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