Nel ricordo di Danilo Dolci e del suo impegno per l'acqua nel Belice

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La storia è realizzata dalle gesta intrepide degli uomini. Essi assumono una forte concezione dell'essere, creando stereotipi e modelli da evidenziare per le future generazioni. Ogni relazione evidenzia contorni indulgenti o manifestano dissensi e critiche aspre.

La figura incontrastata di Danilo Dolci, ha contrassegnato e realizzato un periodo di grande presenza morale e logica, sapendo delle innumerevoli difficoltà che potesse incontrare durante il suo cammino liberatorio per la realizzazione di un vasto cambiamento epocale. Il personaggio è stato abbondantemente evidenziato in diversi libri e manifestazioni di raro concentrato letterario, acuendo alla sua forte personalità ed incontrastato carisma personale. La sua impareggiabile figura si è scontrata nel tempo con i poteri forti e la nostra città ha vissuto un periodo di grande attesa e fu protagonista di un acceso convegno.

Un tema molto caro allo scrittore di Sesana, fu senza dubbio la mancanza di acqua e a sua volta, l'impossibilità di irrigare i campi malsani e dare un'opportunità ai contadini di poter lavorare nei campi. Durante i suoi spostamenti, soffermandosi nei territori incolti castelvetranesi come tanti ettari abbandonati della Sicilia Occidentale, i suoi occhi volgevano verso l’infima delusione. Incrociava la tristezza in quegli esseri umani esamini, stanchi, speranzosi di un ingaggio giornaliero e spesso trafitti dallo sconforto.

Nei primi anni sessanta abbandonarono definitivamente la terra natia per poter vivere un futuro dignitoso e non ostacolato dai problemi quotidiani. Da circa un anno, la Diga Delia Novinelli aveva iniziato il suo percorso irrigatorio completo e purtroppo, dovette interrompere momentaneamente il suo funzionamento per alcuni guasti interni.

Questa fase negativa comportò una grave perdita per i territori castelvetranesi e le produzioni successive. Nell'agenda regionale era previsto un convegno per la realizzazione di una diga di vaste proporzioni a Roccamena (Bruca) che potesse distribuire acqua sino alle colture di Castelvetrano e Campobello.

Il primo novembre del 1963, presso il cine-teatro Palme di Castelvetrano, un convegno di rara importanza aprì le danze ad un progetto di valevole e caratura territoriale. Organizzatore di tal evento fu il prof. Gianni Diecidue che incalzò continuamente l'agronomo Michele Mandiello sull'effettiva capacità di quel progetto. Danilo Dolci iniziò un prolungato sciopero della fame, in attesa che da quella riunione uscissero alcune novità positive e concrete.

La città di Castelvetrano divenne il polo centrale di quell'animata discussione ed allo stesso tempo, protagonista indiscussa di una parte di quell'opera. Quest'ultima, con un invaso pari a milioni 65 di acqua, avrebbe dato adito alla valorizzazione di 15 mila ettari di terreno castelvetranese e l’utilizzo di 4 mila metri cubi di acqua per ettaro. Il territorio nostrano avendo l'85 per cento di possibile coltivazione rispetto al 15 per cento di natura argillosa, avrebbe sfruttato al meglio la presenza continua di acqua.

Nelle idee dell'agronomo Mandiello, da buon conoscitore delle colture presenti (uliveti, vigneti, mandorli e pochi ortaggi), avrebbe desiderato la sostituzione di una coltura legnosa ( mandorlo) con alcuni frutteti. Conscio dall’eventuale bonifica e produttività dei terreni con enormi credenziali fertili, il Dolci era molto legato al nostro territorio, per aver vissuto nel tempo, le lotte sociali degli agricoltori ormai esasperati dalla mancanza d'irrigazione.

Lui era un fervente propositore delle tematiche quotidiane, cercando di avanzare modelli progettuali morali e costruttivi, provando a riscuotere nelle fasce medio-basse il consenso per una rivolta pacifica. La sua forte attrazione col popolo castelvetranese ed il territorio, lo relegò a martire indiretto della gente, affrontando il tema dell'acqua nelle sue forme particolari.

Protagonista di alcune marce di protesta contro la lentezza dei lavori o la mancanza di burocrazia che assicurasse il perfetto impiego dei fondi, successivamente per Dolci si aprirono scenari impensabili e molto complicati dal punto di vista giudiziario. 

La figura encomiabile di questo personaggio unico, ha aperto la strada ad una forma tempestosa di malcontento generale, contro una forma irrispettosa e delinquenziale per l'ottenimento dei beni di prima necessità dell'uomo. La convinzione della possibile e reale prosperità della nostra città, rimane una prerogativa decisa ed emozionale di questo intrepido ed indiscusso personaggio del nord. Quel primo novembre regalò un'idea seria e propositiva, affinché s'iniziasse un percorso di coinvolgimento totale della Valle del Belice, confluendo ed includendo le massime forze espressive.

Siamo stati menzionati e ricordati durante i suoi pensieri, monitorando la progressiva capacità produttiva. Cerchiamo di tener presente le sue gesta pacifiche per il proseguo della vita castelvetranese, ove le sue parole non vengano disperse nel nulla.

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