Di “corsa” verso il Natale tra consumismo, frenesia e la voglia di quella sana lentezza degli anni passati

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Da un po’ di anni a questa parte, molto tempo prima delle feste natalizie e quasi immediatamente dopo la Commemorazione dei defunti, si assiste alla corsa agli addobbi nei negozi, nei locali, nelle abitazioni private come se il senso della festa fosse legato esclusivamente all’aspetto esteriore e coreografico dell’evento.

Il significato intrinseco di essa va ricercato, invece, nel tempo dell’attesa, nel godimento di ogni momento che ci porta alla meta desiderata.

La nostra è una società in cui la parola “consumismo” non riguarda solo i beni materiali, ma anche le emozioni, i sentimenti, i rapporti umani in generale, che, parafrasando il sociologo Bauman, diventano sempre più “liquidi”; e, in questa ottica, il concetto stesso di tempo non si apprezza più, non si vive appieno, ma si “consuma”, appunto, nella ricerca affannosa di qualcosa che ci appaga sempre di più.

Ha perso valore il desiderio a cui gli antichi avevano conferito un significato poetico: “mancanza di stelle”, cioè di ricerca appassionata di qualcosa, che si oppone al più materialistico “hic et nunc”: “tutto e subito”, in cui non è più scandito, con la lentezza che lo contraddistingueva, il tempo delle feste di una volta. Ormai le decorazioni natalizie prendono subito il posto degli addobbi legati alla moderna festa di“Halloween”, mentre quella pagana del Carnevale, con la sua parata di maschere e di divertimenti, incalza già immediatamente dopo il Natale.

La nostra è una società in cui si è persa la capacità di attendere, verbo il cui significato etimologico (ad-tendere) indica “rivolgere l’animo a...”, proiettarsi mentalmente e spiritualmente verso qualcosa che deve accadere e che ha bisogno del tempo opportuno per attuarsi.

Si è perso il senso di ciò che circonda la festa, riguardo all’atmosfera, ai regali, scelti spesso di fretta e, magari, già commissionati che diventano dei trofei da mostrare, come accade, talvolta, ai bambini, ai quali si toglie ciò cui hanno maggiormente diritto: l’effetto della sorpresa, il piacere di immaginare o, semplicemente, di desiderare.

Dovremmo tornare a dominare il tempo e non ad esserne dominati, a recuperare l’idea stessa di “lentezza” che, in una società troppo frenetica e competitiva, ha acquisito un significato negativo. A riscoprire il valore dei riti, parte fondamentale delle feste, il senso delle cerimonie, a rispettare le scansioni temporali per riappropriarci della capacità, esclusivamente umana, di dare la giusta misura a tutte le cose.

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