Gli asintomatici sono contagiosi? Gli esperti si dividono e il tracciamento è sempre più difficile

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Abbiamo spesso sentito parlare di pazienti asintomatici e sintomatici in relazione al contagio da Covid-19, sono entrambi pazienti positivi al tampone nasofaringeo. I primi mostrano sintomi minimi o non ne hanno affatto, persone che non si accorgono di essere malate perché non avvertono i segni della malattia. I secondi, invece, manifestano i sintomi della malattia da moderati a gravi, come febbre, tosse e problemi respiratori. 

L'esistenza di una popolazione infetta ma asintomatica complica il controllo dell'epidemia in tutti i paesi, perché questi sono riconoscibili solo tramite tampone. L'OMS ormai da tempo sta raccogliendo i dati e li sta analizzando per cercare di capire come procede la curva dei contagi e di acquisire più informazioni possibili che possano chiarire tutti gli aspetti della pandemia. 

E' di qualche giono fa la notizia che la Direzione Sanità e il Dipartimento delle malattie infettive della Regione Piemonte, hanno inviato una nota ai medici di medicina di base e ai pediatri, in cui vengono spiegate le nuove regole per i tamponi. 

Proprio perché il sistema è andato il tilt, è più indicato non fare tamponi agli asintomatici ma fare trascorrere i 14 giorni di quarantena e assicurare i test diagnostici antigenici o molecolari ai soggetti sintomatici. 

Questo è ovviamente una assoluta novità, perché ormai da tempo si sta cercando di fare uno screening completo della popolazione per tracciare correttamante la diffusione del virus, cosa che è avvenuta anche a Castelvetrano lo scorso fine settimana. 

Le Regioni sono in affanno ormai da tempo e non sono in grado di soddisfare tutte le richieste di tamponi, sia che si tratti di quelli antigienici, sia che si tratti di quelli molecolari. Per questo motivo qualche giorno fa la Conferenza delle Regioni ha chiesto di "riorganizzare le attività di tracciamento e screening individuando specifiche priorità di intervento tempestivo e di non fare necessariamente il tampone a chi, anche dopo essere stato a contatto stretto con un contagiato, non presenta nessun sintomo".

  Secondo i dati riportati dall'ultimo bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità, gli asintomatici sono in media il 56% dei positivi, percentuale che sale al 75% fra i bambini nella fascia di età 2-6 anni. 

Mentre i contagi in Italia continuano a salire, il tracciamento delle catene di  contagio è andato in tilt. Le regioni proprio per questo hanno chiesto di ridurre il carico di lavoro per le autorità sanitarie, individuando delle priorità, come i tamponi prima ai soli sintomatici. 

Se da un lato, adottando queste nuove misure si rischia di non avere un quadro completo della pandemia, dall'altro, aumentando il numero dei casi, le risorse fanno fatica ad affrontare questa mole di lavoro. 

"Sono numeri significativi e difficilmente sostenibili, per cui è necessario ricorrere alla mitigazione", ha affermato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.   

In una lunga intervista al Corriere di qualche giorno fa, Giorgio Palù, professore emerito dell'Università di Padova ed ex- presidente della Società Italiana ed Europea di Virologia, ha fatto il punto della situazione, dando ulteriori chiarimenti. 

"Il fatto che siamo davanti ad una seconda ondata della pandemia è sotto gli occhi di tutti, ma non possiamo creare allarmismo. Il 95% risulta positivo al tampone ma non ha sintomi, e quindi non si può definire malato.  Inoltre è certo che queste persone siano state contagiate ma non è detto che siano contagiose, cioé che possano trasmettere il virus ad altri. Potrebbero farlo solo se avessero una carica virale alta, ma al momento non è possibile stabilirlo. Una spiegazione possibile sarebbe quella che invece la carica virale sia molto bassa". 

Secondo questo scienziato, quello che conta veramente è sapere quante persone arrivano in terapia intensiva: è questo che dà la reale dimensione della gravità della situazione. Infine il professore Palù asserisce che il Covid-19, ha tutto sommato una bassa letalità e si deve mettere un freno all'isteria dilagante che sta portando il nostro paese allo sbando.   

Il dilagare del panico da pandemia sta inevitabilmente ricadendo sulla vita di tutti noi, non solo a livello sanitario, ma anche lavorativo, a causa delle restrizione imposte dal Governo centrale. Certamente questa breve analisi degli ultimi sviluppi nel nostro paese, vuole essere solo un punto di riflessione. La prudenza e il rispetto delle regole basilari  sono per noi importantissime, ma ci siamo voluti interrogare sugli ultimi risvolti soprattutto alla luce delle oggettive difficoltà a cui il nostro sistema sanitario sta andando in contro. 

Andare alla ricerca degli asintomatici è necessario? O sarebbe meglio concentare gli sforzi degli operatori sanitari solo su chi manifesta i sintomi e necessita di particolare attenzioni? Sarebbe il caso di fare una divisione netta tra gli asintomatici e i sintomatici per avere una visione di insieme più reale? 

Gli spunti di riflessione sono molti e sono l'occasione per ragionare sul metodo migliore di affrontare la pandemia. Sicuramente l'arma più importante è la prudenza. Lo studio del virus da parte degli scienziati e i passi avanti che si sono fatti in pochi mesi sulla terapia farmacologica migliore per debellarlo ci fanno ben sperare, ma non dimentichiamo che il nostro comportamento è di grande aiuto nel rallentare il contagio. Manteniamo le distanze, laviamo spesso le mani e soprattutto indossiamo la mascherina.

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