L’amore delle donne

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Parlare delle donne non è mai stato semplice, soprattutto per la ricorrenza del 25 Novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Il costrutto sociale ci insegna che è la società ad aver sottolineato la disparità tra genere femminile e maschile. Scorrendo su internet sembra inevitabile notare come la donna venga vista da secoli come un soggetto debole e vulnerabile.

Viviamo in una società ingiusta dove una donna deve star attenta ad; uscire da sola, guidare da sola, dire qualche parola di troppo, mostrare indipendenza, indossare una gonna corta, essere sexy ma non troppo, e non litigare quando alle spalle senti fischi o commenti sessisti. Non esiste un paese per donne, non ci sono paesi in cui le donne vivano libere da forme di violenza maschile. Una donna “deve saper essere sempre tutto” per questa società, deve persino saper essere attenta nello scegliere l’amore.

Freud disse: “L’essere amata è per la donna un bisogno superiore a quello di amare”, una frase capace di far comprendere come per una donna l’amore venga inevitabilmente visto in maniera diversa rispetto all’uomo.

Le donne amano in maniera diversa. Spesso sono spinte dal sentimento così intenso che decidono di giustificare lo schiaffo, il pugno, la violenza verbale e l’eccessivo comportamento del compagno, così da poter rimanere insieme; certo ad influire in ciò è anche il contesto familiare in cui si viene cresciuti e anche le caratteristiche soggettive della donna. A volte una donna che subisce violenza decide di rimanere in silenzio solo per mantenere uno status quo familiare invariato, soprattutto quando ci sono figli. Bisognerebbe invece ampliare una cultura di giustizia, per cui la donna deve imparare ad amare prima sé stessa e poi chiunque voglia dopo di lei. È vero bisogna amare sempre chi si vuole, ma bisogna insegnare alle donne che l’amore deve essere giusto, vero, e non deve essere violento; perché se ti picchia oggi, lo farà anche domani e dopo domani. Se ti dà uno schiaffo oggi, non significa che non lo farà domani, ed è sempre meglio rompere quel muro di silenzio dove ci si nasconde.

La violenza sulle donne è una “macchia” che abbraccia ogni nazione del mondo, a dimostrarlo sono state le denunce, i calcoli ISTAT, le chiamate al 1522 -numero antiviolenza e stalking- , le aperture di nuovi centri antiviolenza e rifugi, e il fatto che ogni tre giorni, secondo i dati, viene ammazzata una donna, come emerge dal dossier annuale del Viminale.

Quando si sente di una donna maltrattata ci si chiede: perché non ha reagito prima? Perchè non ha denunciato? Dov’è finita la sua forza di volontà? Fin a pensare che “se la sia voluta”; ma la realtà non è poi così facile, esistono condizioni soggettive per cui un soggetto può sentirsi più spaventato di un altro nel denunciare. Le cose su cui dovremmo intervenire nell’immediato sono a sostegno della donna, imparando per prima a comprendere il suo dolore e facendole capire che non è da sola.

Con un aiuto in più, attraverso dei semplici segnali potremmo salvare la vita della vittima che subisce violenza se riconosciamo in questa paura, stati d’ansia, stress, attacchi di panico, depressione, perdita di autostima, continui ritardi o assenze, disagio nel tornare a casa, racconti senza filo logico, lividi e ferite per il corpo, chiusura verso il prossimo. In quel caso così come scritto nel Vademecum per aiutare una donna che subisce violenza, la cosa migliore da fare dopo aver messo la donna in un luogo calmo e rilassato e chiedere direttamente a lei. Non esistono situazioni rapide d’intervento, per questo la cosa migliore da fare in casi del genere è chiamare un centro anti-violenza o le forze dell’ordine.

Denunciare è importante, ma supportare una persona che sta affrontando un percorso del genere, senza farla sentire sola o abbandonata è altrettanto importante.

D’altra parte, è anche il sistema che non funziona al massimo, viene registrato con frequenza una «sottovalutazione della violenza riferita o denunciata dalla donna» nei confronti della polizia giudiziaria; mentre nelle sentenze dei tribunali l’omicidio viene ancora considerato come “raptus della gelosia”.

Il primo modo per uscire dalla violenza è sicuramente quello di comprendere di essere una vittima dentro una relazione violenta. Si deve capire che a prescindere dal pregiudizio della gente di paese, di quello che diranno sul caso, la propria vita è in pericolo e si deve fare di tutto per trovare la forza di reagire.

Non si tratta di fare giuste scelte, né di essere forti abbastanza, si tratta di avere coraggio ed avere orgoglio nell’essere donne, comprendere che non per questo sia vero che le donne siano tutte deboli o fragili, e che anche le donne debbono avere diritti, supporto, giustizia e vere pari opportunità, senza più paura di essere libere.

Bisogna insegnare a tutti, senza distinzione di sesso o genere cosa significa l’amore prima dell’illusione di un rapporto giusto. E lo si deve fare già da piccoli, grazie agli insegnamenti dei genitori, perché ogni uomo nasce da una donna!

Allo stesso tempo anche i genitori devono avere la forza per non giustificare spesso i comportamenti scorretti di un figlio nei confronti di una ragazza.

Bisognerebbe diffondere una cultura contro ogni forma di violenza, con la capacità di saperla riconoscere e avendo gli strumenti giusti per contrastarla. Non si tratta di un singolo cambiamento personale, ma di un’evoluzione culturale internazionale che dovrebbe spingersi ben oltre la singola nazione o il singolo caso. “Nel tuo piccolo, fai del bene ovunque ti trovi: sono quei piccoli pezzi di bene che messi insieme travolgono il mondo.” D.Tutu

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