"La solitudine ai tempi del COVID19. Ad un tratto tutto sospeso, nella speranza che tutto torni come prima"

Immagine articolo: “La solitudine ai tempi del COVID19. Ad un tratto tutto sospeso, nella speranza che tutto torni come prima“

Qualche volta, mi capita di ripensare ad una mattina della primavera 2011. All’epoca, ero appena maggiorenne, frequentavo l’ultimo anno del liceo classico ed iniziavo a coltivare i miei sogni. Quel giorno, la mia compagna di banco raccolse una mia confidenza e, citando Modugno (con l’intento di consolare me, ma anche un po’ se stessa, poiché entrambe eravamo spaventate dai possibili risvolti futuri di quelle che erano le  nostre relazioni sentimentali, viste le imminenti scelte universitarie da compiere) disse : “la lontananza sai è come il vento, spegne i fuochi piccoli, ma accende quelli grandi”

D’altro canto, macchine, treni, autobus, aerei, navi accorciano di gran lunga le distanze e rallentano lo spirare di quel vento. Oggi però, raggiungersi agevolmente non risulta possibile a causa di un virus che, per la sua sconfitta, ci impone una forte limitazione degli spostamenti e, conseguentemente, dei contatti umani. Fantascienza? Purtroppo no.  

Come tutti sapete, mi riferisco agli ultimi due mesi della nostre vite. A tal proposito, ho ascoltato i racconti di amiche e colleghe che non stanno trascorrendo la quarantena con i propri fidanzati (perché residenti in comuni, se non addirittura in regioni diverse); il minimo comune denominatore di tali esperienze è il concetto di “sospensione”: tutti hanno lasciato qualcosa in sospeso nelle proprie vite. 

Chi, dopo gli esami universitari, avrebbe raggiunto finalmente il proprio fidanzato per qualche giorno; chi stava organizzando un matrimonio, dopo una romantica proposta a Parigi avvenuta il giorno dello scorso San Valentino. E dunque, come infrangere la barriera della sospensione? 

Come - volendo citare il Prof. Alessandro D’Avenia - dare “una lezione al virus”? 

Ultimamente, proprio quest’ultimo riportava nella propria rubrica la testimonianza di due giovani innamorati che, per sentirsi più vicini in queste settimane, ogni sera alla stessa ora hanno appuntamento per ritrovarsi al telefono e scegliere un passo da leggere tratto dall’opera “Ogni storia è una storia d’amore” di cui D’Avenia è autore. 

Ricordare Orfeo ed Euridice, non è forse un modo per alimentare un fuoco? Esempi come questo mi affascinano, le storie delle mie amiche mi rincuorano: sono la dimostrazione che bisogna sapersi aspettare, che le cose belle arrivano lentamente. La mia cara collega Deborah direbbe: “Il nostro sogno c’è e presto diverrà realtà. Non sarà certo il covid-19 a metterlo in stand by”.    

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