TERREMOTO: una parola che sento pronunciare fin da bambino. Con il passare del tempo ho capito che era stato un evento sconvolgente e traumatico, tanto da segnare uno spartiacque tra "prima e dopo il terremoto". Attratto dalla Menfi pre-terremoto, trascorrevo interi pomeriggi ad interrogare ed ascoltare mia nonna (Nella Gulli ved. Ardizzone 1905-2004) che, nonostante fosse ormai vicina al secolo di vita, con voce sicura rispondeva alle mie domande, e come un fiume in piena, raccontava dettagliatamente tantissimi aneddoti legati al terremoto, accrescendo in me la curiosità. Cullato dalle parole di mia nonna, alleggerite dall'intercalare di episodi fiabeschi adatti ad un bambino, viaggiavo con la fantasia provando ad immaginare luoghi, persone o cose da lei minuziosamente descritte.
Così mi ritrovavo con la mente sui gradini di quel massiccio portone della Chiesa Madre, ad ammirare i dipinti della volta centrale e la maestosità delle opere d'arte. Il terremoto ha cancellato molte cose, ma non la memoria e la bellezza di questa terra che ha reagito e si è rialzata, e ancora oggi lotta per chiudere definitivamente la pagina aperta della ricostruzione affinché il terremoto resti solo un ricordo per le future generazioni e un segno di rinascita per tutto il territorio belicino.
Gaspare Ardizzone