“Nostro figlio avrà giustizia. Quei pali non dovevano esserci”. I genitori del piccolo Marco annunciano battaglia

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“ Sono nata per fare la guerra, mio figlio avrà giustizia”. Queste le parole della mamma del piccolo Marco Castelli, morto in un tragico incidente stradale nei pressi di Lido Fiori, nella località balneare di Menfi. Marco aveva compiuto sette anni lo scorso sette Aprile ed è morto pressato da un tubo di ferro utilizzato come recinzione di un piccolo ponticello. La vettura sulla quale viaggiava con i genitori si è scontrata con un’altra auto ad un incrocio, è andato in testacoda finendo contro la palizzata in ferro.

I genitori Gualtiero Castelli e Antonella Lombardo chiedono giustizia soprattutto per quei tubi che non dovevano essere li. Lei è un ingegnere, ha esaminato un pò la struttura che ha causato la morte di suo figlio?

Gualtiero : Guardi, ancora sono sotto shock ma sicuramente quei tubi innocenti non possono essere utilizzati per recintare un ponte. E’ assurdo.

Da domani ci saranno i miei avvocati che esamineranno insieme a me questi tubi e faremo causa a chi di competenza. Una strada in quelle condizioni è vergognosa. Abbiamo perso un figlio per colpa di tubi obsoleti che non dovevano essere li. Lo dimostrerò nelle sedi competenti.

Si ricorda quei momenti?

Gualtiero: Andavo piano, tornavamo dalle 4 Stagioni, un lido che si trova a Lido Fiori e dove avevamo trascorso la giornata. L’asfalto era bagnato, piovigginava. Guidavo veramente piano, anche perché c’era una lunga fila di macchine, quindi ho deciso per evitare il traffico e di fare la strada che collega Lido Fiori a Porto Palo.

Ricordo che ad un certo punto ho sentito un botto e la macchina ha perso il controllo. Ho tentato di tenere ben saldo il manubrio e quando la macchina si è fermata ho tirato un sospiro di sollievo. Credevo che fosse solo un tamponamento e niente più, poi quando mi sono girato e ho chiesto a Marco se era tutto ok, ho visto quel tubo, mio figlio non rispondeva e da li la corsa contro il tempo, la disperazione, la speranza, andata poi in fumo. Proseguirete per vie legali, quindi?

Antonella : Il minimo che possiamo fare. Mio figlio avrà giustizia e non ci fermerà nessuno. Dovranno risarcire fino all’ultimo centesimo. Non ci ridaranno più indietro il nostro Marco, non avremo più la felicità ma chi ha sbagliato deve pagare.

Che sia chiaro, i soldi li utilizzeremo per aiutare i bambini bisognosi. Sognavamo di andare insieme a Marco in Madagascar per costruire una scuola, un ospedale o un grosso pronto soccorso, con i nostri risparmi. Quindi i soldi del risarcimento andranno solo ed esclusivamente ad aiutare chi ha bisogno e qualsiasi cosa faremo, se sarà una scuola o un ospedale, poterà il nome di nostro figlio. Che bambino era Marco? Antonella : Mio figlio era un bambino curioso, amava la vita, faceva mille domande e aveva tantissimi hobby.

Sognava un fratellino o una sorellina. Era pazzo per la juventus e per gli aerei. Quest’ultima passione gli è stata trasmessa da mio marito, visto che andiamo ogni weekend in un campo da volo e lui è sempre stato affascinato da tutto ciò. Pensi che mia suocera ha una vecchia cantina dove tiene conservati tanti libri che mio marito utilizzava quando studiava all’università, sugli aerei militari e Marco passava ore ed ore a leggere e documentarsi. Era troppo avanti. Pensi leggeva anche Italo Calvino.

E poi la sua sensibilità era fuori dal normale. Aiutava bambini in difficoltà e cercava di far integrare nel gruppo un suo compagno di colore che nessuno voleva accanto. Una passione per gli aerei trasmessa da lei. Gualtiero : Si, io sono un ingegnere meccanico e lavoro per la Petrolvalves ma ho la passione anche per gli aerei.

Lui diceva sempre che il suo sogno, da grande, era costruire valvole per il petrolio proprio come me e guidare aerei. E io e mia moglie rispondevamo sempre che magari sarebbe “fallita” tra vent’anni. Lo dicevamo per scherzare e cosi lui pensava anche a dei piani B. Ma io e mia moglie pensiamo che con l’intelligenza e la dialettica che già aveva alla sua età, magari poteva diventare un politico. E poi era molto sensibile, quindi anche con il volontariato da grande avrebbe fatto tanto. Era anche uno sportivo, vero?

Antonella: Mio figlio aveva un mini golf tutto suo nella nostra villa a Turate, giocava con la squadra di basket e mille passioni. Non stava mai fermo. Era pazzo per il pilota automobilistico Daniel Ricciardo. Pensi che l’abbiamo anche portato alla fabbrica della Redbull ma non è riuscito ad incontrarlo anche se ha fatto tante foto ed era entusiasta. Poi viaggiavamo ogni anno in un posto diverso e lui disegnava, fotografava, era curiosissimo. Dal parrucchiere diceva sempre che voleva tagliare i capelli come il suo calciatore preferito Paulo Dybala.

Era nostra intenzione portarlo a vedere la Juve, non era mai stato a Torino allo stadio, era uno dei suoi tanti sogni. Stava mettendo da parte in un salvadanaio i soldi per comprare il Go Kart e ogni giorno si misurava con il metro perché per potersi iscrivere al corso bisogna raggiungere una certa altezza e lui non vedeva l’ora. Siamo distrutti dal dolore. Uno dei tanti momenti in cui l’ha visto felice?

Antonella : Lo scorso 2 Giugno a Igea Marina per vedere lo spettacolo delle frecce tricolore e poi quando veniva qui in Sicilia. Ha tantissimi cuginetti. Giovava con loro, andavamo al mare, in campagna. Era un bambino felice. Faremo di tutto per portare alta la memoria di nostro figlio.

Francesca Capizzi per il Giornale di Sicilia

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