Tra storia, aneddoti e ricordi. La «cantunera di la ‘Cicchiti», la signora che amava Porto Palo e la libertà. Il ricordo di Vito Falco

Immagine articolo: Tra storia, aneddoti e ricordi. La «cantunera di la ‘Cicchiti», la signora che amava Porto Palo e la libertà. Il ricordo di Vito Falco

L’incrocio tra via Della Vittoria e via Santi Bivona è uno dei luoghi più cari ai menfitani. È lì che, la domenica di Pasqua, alle 12 in punto, avviene «l’Incontro». La Madonna che incontra suo figlio risorto è uno dei momenti più toccanti della Settimana Santa e sono pochissimi i menfitani che mancano all’evento. Già qualche ora prima via della Vittoria comincia a riempirsi di gente vestita a festa.

La statua di Gesù risorto è ferma all’altezza della Birreria Italia vicino la statua di San Michele, che portata a spalla, correrà verso la statua della Madonna, ferma un centinaio di metri avanti, all’altezza della Chiesa del Collegio.

Qualche minuto prima delle 12, la folla si apre in due ali, lasciando al centro uno stretto corridoio, per far passare la statua di San Michele che correndo porterà alla Madonna la notizia che suo figlio è risorto:  «Vostru figghiu arrivisciu», la Madonna è incredula: «Un ‘ci criu, un ‘ci criu».

San Michele ritorna da Gesù e poi dalla Madonna, e poi ancora da Gesù.  San Michele partirà di nuovo, ma stavolta fino alla «Cantunera della ‘Cicchiti», dove si fremerà all’inizio di via S. Bivona, con lo sguardo al centro dell’incrocio. E lì che Madre e Figlio si incontreranno, dopo che i rispettivi portatori partiti a loro volta, vi giungeranno assieme. È il momento più emozionante.

Il drappo nero che avvolge il lutto della Madonna, cadendo, lascia il posto alla veste azzurra segno di speranza. Tra gli applausi, il volo delle colombe bianche, lo sparo dei mortaretti e il suono gioioso della banda accompagnano la commozione di tutti. Poi inizia la processione mentre, poco a poco, «La Cantunera della ‘Cicchiti» si svuota.

La «Cantunera della ‘Cicchiti» prende il nome, o meglio il soprannome -’Cicchiti-, dal proprietario e fondatore di un negozio di merceria che si trovava nell’edificio ad angolo tra la via della Vittoria e via S.Bivona.

Non si capisce bene cosa significhi esattamente ‘Cicchiti, secondo alcuni è da ricercare nel suono onomatopeico che fanno le macchine da cucire quando sono in azione: cicchiti, cicchiti, cicchiti. In quel negozio si poteva trovare dai francobolli agli inchiostri, dai bottoni alle spagnolette ai gomitoli di lana.

Sul finire degli anni 40, il negozio, comprensivo di soprannome, passò in mano alla figlia signorina e divenne ben presto famoso a Menfi e nei dintorni. Nell’arredamento interno faceva bella mostra un lungo bancone di legno e le ante della larga porta d’ingresso, una volta aperta, si trasformavano in due belle vetrine addossate al muro. 

La Merceria della signorina ‘Cicchiti ebbe il suo massimo splendore tra gli anni 50 e 70. Nel suo negozio si potevano trovare qualsiasi tipo di tessuti, bottoni, filo e tutto quello necessario ai lavori di taglio e cucito. Lei era ben voluta. Fu una delle prime donne a Menfi a conseguire la patente, e molti la ricordano negli ultimi anni alla guida della sua Cinquecento blu andare veloce e felice verso il mare di Portopalo.

Il mare era la sua grande passione: cominciava a prendere i bagni già a primavera per finire a ottobre inoltrato.

Malgrado l’età continuò a lavorare fino alla fine. Ma negli ultimi anni gli orari non erano rigidi come una volta, del resto lei era una donna libera. Un giorno, agli inizi degli anni 90, disse ai suoi vicini che l’indomani avrebbe aperto il negozio un po’ più tardi, per incombenze alla posta.

La mattina dopo il negozio rimase chiuso e chiuso rimase anche nel pomeriggio. Questo mise in allarme i vicini che non vedendola ancora allertarono le forze dell’ordine. «Quando si muore, si muore soli» cantava De AndrèA lei capitò proprio così: sola nella notte.

Il negozio non esiste più ma «la Cantunera della ‘Cicchiti» rimarrà per sempre e per sempre sarà uno dei posti migliori per assistere all’Incontro. Anche il giorno di questa strana Pasqua, molti menfitani, seppur senza uscire di casa, si sono "recati" lì con le gambe dell’immaginazione per partecipare, alle 12 in punto, al momento più emozionante della Settimana Santa.

La foto mostra l’incrocio vuoto, ma questo vale solo per chi non sa sognare. Chi sa sognare lo vedrà ancora pieno di gente.

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