A Sambuca dopo 51 anni dal terremoto la "rinascita" della Chiesa Madre. Ieri la riapertura. Il cardinale Francesco Montenegro: “Un segno di speranza "


Riaperta ieri sera, sabato 26 gennaio,  dopo 51 anni dagli eventi sismici che devastarono molti Comuni della Valle del Belice, la Madrice di Sambuca di Sicilia. Certamente una data da ricordare nella tormentata vicenda di  questa Chiesa. 

“Un segno di speranza  ed un ponte proiettato verso un futuro migliore.”  ha detto fra l’altro nella sua omelia il cardinale Francesco Montenegro durante la messa solenne concelebrata all'interno della chiesa divenuta il simbolo della ricostruzione ancora incompleta . Alla cerimonia presente, nonostante il freddo intenso e la pioggia battente, un foltissimo pubblico e le massime autorità civili e militari dell’ex provincia a cominciare dal prefetto, nonché   numerosi sindaci ed amministratori. L’edificio di culto gravemente danneggiato dal terremoto e depredato delle sue suppellettili da orde di vandali è rimasto abbandonato per oltre mezzo secolo.

Alcuni anni fa alcuni interventi per il suo consolidamento e la sua messa in sicurezza. Recentemente, il bando di una gara di appalto da parte della amministrazione comunale presieduta da Leo Ciccio che col parroco Don Lillo di Salvo e molti altri volontari si è prodigato incessantemente per smuovere le acque stagnanti della indifferenza  e dell’incuria e riaprire il tempio. Un obiettivo pienamente raggiunto. La gara di appalto in questione prevede il rifacimento del pavimento, il recupero dell'altare maggiore dove è stato collocato un grande blocco in pietra, e alcuni interventi di consolidamento del tetto. Occorrono tuttavia ingenti somme per  far ritornare la Chiesa al suo antico splendore.  Edificata intorno al 1420 su una parte dell'antico castello arabo di Zabut, il mitico emiro fondatore del paese, la Madrice in origine era una piccola chiesa dedicata prima a Santa Barbara, e poi a San Pietro Apostolo.

Nel 1642 fu ricostruita ed ampliata grazie al contributo finanziario della marchesa Donna Giulia Baldi Centellis e della sorella Maria. Completata la costruzione, il 12 febbraio 1651, la chiesa fu solennemente aperta al culto sotto il titolo di Maria SS. Assunta.

L'attuale campanile, fu ricavato da una antica torre saracena di difesa dello stesso Castello. Si tratta di una chiesa a tre navate, divise da colonnati che sorreggono archi a tutto sesto.    Opera di artigianato locale che lavorò sotto la guida di ingegneri palermitani, la Matrice é' ricca di stili compositi: il portale di rozzo stile arabo-normanno proviene da una delle chiese della distrutta Adragnus; mentre tutto l'ornato del portale della fiancata destra che si affaccia sulla Piazza Baldi Centellis é ispirata a motivi rinascimentali commisti a delicati influssi barocchi.

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