Agricoltura al collasso e vendite sotto costo. Domani sera protesta degli agricoltori a Santa Margherita

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Rimonta la protesta degli agricoltori del Belìce. Mercoledì sarà l’ora della contestazione nei pressi di piazza Matteotti. A protestare nei confronti della crisi che il comparto agricolo soffre, sono agricoltori ed imprenditori agricoli di Santa Margherita e dei paesi limitrofi. Si sono dati appuntamento ad un primo incontro con i trattori alle ore 6 di mattina davanti i circoli del paese,  per culminare nell’assemblea prevista alle ore 19 presso il teatro Sant’Alessandro. Prevista la presenza dell'Amministrazione Comunale.   

“La protesta intende porre all’attenzione dei parlamentari regionali e nazionali e dei media, la pesante crisi agricola in cui versano tutti i comparti della nostra agricoltura”, spiega Gaspare La Marca, delegato del Movimento Spontaneo. Una protesta che non è nuova nel Belìce. Nel novembre 2009 culminò con la “marcia dei trattori su Roma”  che proseguì fino al febbraio 2010. Allora rappresentante della politica regionale era l'assessore alle Risorse agricole, Titti Bufardeci, mentre ministro delle politiche agricole era Luca Zaia. Sono passati dieci anni e la situazione si è aggravata. 

“L'agricoltura vive un momento molto delicato e difficile. Chi vive dei frutti della propria terra chiede misure adeguate per contrastare lo strapotere delle multinazionali e della grande distribuzione organizzata che ha messo in ginocchio il comparto primario perché prodotti di qualità vengono venduti a prezzi sotto-costo”.  “Produrre un quintale di uva, tipo il catarrato, a noi costa circa 25 euro, mentre ricaviamo dal conferimento appena 24 euro. Una produzione già in perdita” dice Peppino Infantino esperto del settore agricolo. Non va bene anche nel comparto cerealicolo.

“Per produrre 10 kg di grano l’agricoltore spende circa 2,20 euro e nella vendita ne ricava 1,80 euro, mentre il consumatore finale spende per l’acquisto di pane, per lo stesso peso, oltre 25 euro” a dirlo è Melchiorre Ferraro che fa un esempio eclatante: “Per un caffe servono 90 centesimi di euro, che volendolo pagare in natura, visto il prezzo del grano dovrei consegnare al barista ben 4 kg di grano. Un’assurdità,  considerato che con tale quantitativo di grano, trasformato in farina  potrei dare da mangiare per due giorni una famiglia di quattro persone”. A farla da padrone sono le industrie di trasformazione e la grande distribuzione. Secondo i dati ISTAT, attualmente, per ogni euro di spesa 60 centesimi vanno alla grande distribuzione, 23 all’industria di trasformazione e solo 17 centesimi agli agricoltori, quando solo 20 anni fa tale distribuzione era equa (un terzo, un terzo, un terzo).

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