Bocciatura regolamento Consulta per i Servizi Idrici. Il comitato acqua pubblica Menfi: "sterile ed assurda polemica politica"

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A seguito della bocciatura del regolamento istitutivo della Consulta per i Servizi Idrici, nel corso dell'ultimo Consiglio Comunale, il comitato "acqua pubblica Menfi" ha scritto alle istituzioni locali per esprimere il proprio disaccordo per quanto avvento.

"Gli scriventi, in rappresentanza del Comitato Civico “ACQUA PUBBLICA-GESTIONE DIRETTA ” con sede in Menfi, - si legge nella missiva che in calce riporta 40 firme - attivo nella nostra città sin dal 2000 (oltre venti anni fa), si pregiano porre alla Vs. attenzione quanto segue. Il Comitato con nota del 25/03/21 prot. n.5885, nella perdurante inerzia degli Organi Comunali, ha richiesto formalmente all’Amministrazione pro tempore di istituire la predetta Consulta per i Servizi Idrici.

Il Sindaco, Arch. Marilena Mauceri, con nota prot. n.7849 del 20/04/2020 ha accolto favorevolmente la proposta. È da allora che la Città attende la formalizzazione della Consulta. Purtroppo, la cittadinanza ha dovuto prendere atto della “bocciatura” del regolamento da parte dell’ultimo consiglio comunale.

Va precisato, ad onta delle “inesattezze” e delle forzate interpretazioni date in Consiglio Comunale che la Consulta non è un Organo politico, non è un Organo di partito o di amministrazione, ma è espressione della Cittadinanza ed è un Organo di democrazia partecipativa, non è “parallelo” a nessuno e neanche subordinato o sovraordinato.

Le Consulte idriche in Italia sono state adottate in migliaia di Comuni e Regioni. Anche l’AICA (che raggruppa i Comuni Agrigentini nel Consorzio idrico) ha istituito la Consulta a norma dell’art.48 del suo Statuto. Menfi avrebbe titolo a partecipare mediante la Consulta, che non c’è. Al solito preferiamo che altri decidano senza di noi (o anche contro di noi) per poi lamentarci a fatto compiuto. Ad esempio nella Regione Lazio, la Consulta idrica, assieme agli OTUC (organismi di tutela della cittadinanza) ha anche funzioni di vigilanza e di reclamo per i servizi offerti agli utenti nell’ambito idrico.

A Menfi, al solito, senza comprendere a fondo le ragioni di tutela della cittadinanza in un ambito primario, se ne è fatta una sterile ed assurda polemica politica, mentre invece, un sano approccio alla questione di tutela della gestione pubblica avrebbe dovuto coinvolgere il consiglio comunale alla unanimità, vista l’importanza della questione.

Né la Consulta può sostituirsi con “vaghe” commissioni consiliari di studio (che in tre anni non hanno fatto nulla) perché le commissioni di studio e consiliari hanno altre funzioni e non prevedono la partecipazione dei cittadini.

È emblematico quello che è successo nell’ultimo progetto di Siciliacque dove nessuno (né commissioni varie, né consiglieri comunali, né altri uffici) ha informato la cittadinanza che Siciliacque aveva adottato un progetto con espropri in danno di centinaia di cittadini e con un’opera faraonica assolutamente inutile ma che metteva in pregiudizio le risorse idriche di Menfi. Solo il Comitato ha provveduto ad informare tempestivamente la cittadinanza ed a presentare le relative opposizioni, nel silenzio assoluto delle istituzioni. Siciliacque, nella connivenza e nel silenzio degli Enti coinvolti, ha ottenuto pareri e nulla osta di cui la cittadinanza ad oggi NON SA NULLA. Si vuole continuare così? Aspettiamoci il peggio.

La Consulta è a tutela degli interessi dei cittadini e non di alcuna parte politica passata o presente. Se il Regolamento chiama a farne parte anche gli ex sindaci lo fa per dare una continuità amministrativa alla gestione pubblica, al di là delle singole appartenenze. Del resto fare della Consulta non è obbligatorio ma solo facoltativo, per chi ritiene di impegnarsi a titolo volontario e gratuito in piena trasparenza e senza connivenze con interessi speculativi.

Ai consiglieri vogliamo ricordare che “Non si fa politica di numeri con l’acqua!”, né possiamo perdere le sfide che ci attendono (AICA, continuità e difesa della gestione pubblica, PNRR, contrasti a politiche tariffarie e speculative di Siciliacque, etc…).

Chiediamo, dunque, nell’interesse di tutta la cittadinanza, che al più presto, senza sterili pregiudizi, venga riesaminato ed approvato il Regolamento istitutivo della Consulta idrica cittadina, al palo da tre anni, fermo restando che la partecipazione alla stessa è riservata a tutti i cittadini di buona volontà e di impegno, che sono per legge i protagonisti della Consulta, che non è un salotto privato o un circolo riservato. Né tantomeno, la Consulta è un “supplente” per le mancanze dell’amministrazione e del consiglio, anche se, a dire il vero, a volte se ne sentirebbe il bisogno."

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