Menfi. Il giovane Atef: "Mi dicevano sporco negro. In 40 ad aggredirmi, poi la coltellata alle spalle"

Immagine articolo: Menfi. Il giovane Atef: “Mi dicevano sporco negro. In 40 ad aggredirmi, poi la coltellata alle spalle“

di Francesca Capizzi - Dopo la violenta aggressione a Menfi, parla dall’ospedale il ragazzo aggredito. «Mi hanno massacrato di botte, erano quaranta, una banda, sono stato accoltellato e ho ricevuto insulti razziali, mi hanno chiamato sporco negro». Parolacce, calci, pugni e poi uno di loro ha tirato fuori un coltello e l’ha colpito. Ad essere aggredito nella notte tra sabato e domenica davanti ad un noto locale del litorale menfitano, a Porto Palo, è stato un diciannovenne egiziano che vive e lavora come cameriere a Menfi, da tre anni.

Atef Yasser si trova ricoverato presso l’ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento, non è in pericolo di vita, ma ne avrà ancora per almeno dieci giorni, la prognosi non è sciolta. È monitorato costantemente dai medici del nosocomio agrigentino a causa delle ferite che gli sono state inferte con un coltello e con bottiglie di vetro. Ha un rene intaccato ed è attualmente ricoverato nel reparto di Urologia.

«Una violenza inaudita», raccontano gli amici e alcuni testimoni, ma soprattutto è agghiacciante il racconto di Atef. «Avevo finito da poco di lavorare - racconta - e sono andato al locale notturno “Cycas”, perché si ballava e c’era una festa. Mi trovavo li davanti, sulla spiaggia, con un mio amico di Menfi, e ad un certo punto si avvicina un ragazzo che senza motivo mi accusa di aver guardato la sua fidanzata. Non ho fatto in tempo a spiegare che non era cosi, che mi sono ritrovato a terra con un pugno in faccia, non sono riuscito a difendermi, ci ho provato ma sono arrivati una ventina di altri ragazzi a picchiarmi a darmi calci, pugni, anche ragazze si divertivano ad urlare che ero un negro, uno straniero schifoso e sporco e poi sono arrivati altri venti ragazzi. Erano circa quaranta e tutti di Santa Margherita di Belice - continua a raccontare Atef - alcuni li conoscevo di vista, gli altri no, ma mi hanno detto alcuni ragazzi che è un gruppo ben strutturato che gira sempre per i locali notturni. So che è una banda che odia gli stranieri».

Atef, racconta che è stato accoltellato alle spalle. Poi ha perso i sensi. «Oltre al dolore atroce fisico che ho subito, mi ha fatto male vedere le donne che si divertivano a darmi dello sporco negro, mentre gli uomini mi picchiavano. I miei amici non mi hanno potuto difendere, perché bloccati dal branco».
Il 118 e i carabinieri della compagnia di Sciacca sono arrivati prontamente sul posto. La Procura di Sciacca ha aperto un fascicolo per indagare sui fatti. I militari dell’Arma stanno sentendo testimoni e amici del giovane per capire cosa è accaduto e individuare gli autori. Atef è conosciuto e benvoluto a Menfi.

È arrivato a diciassette anni con un barcone a Messina, dopo un viaggio di otto giorni in mare. «Ho rischiato di morire per arrivare in Italia - racconta - eravamo 800 persone con il mare in tempesta e un barcone terribile. Ho rischiato di annegare, sono stato poi portato in una comunità a Castelvetrano e da allora lavoro in estate in un ristorante a Porto Palo, dove ho trovato una vera e propria famiglia. Vivo da solo, ora che sono maggiorenne. Ad agosto compirò vent’anni. Io lavoro anche per mantenere i miei cinque fratellini che sono in Egitto. Adesso sono vivo per miracolo una seconda volta».

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