Nubifragi e burocrazia nel Belìce, la testimonianza di Lillo Migliore: “Da quattro anni in attesa dei ristori”

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Lillo Migliore racconta la sua storia: nel 2018 e nel 2021 ha avuto ingenti danni, dei ristori nessuna notizia, mentre ha già presentato montagne di carte.

A proposito dei danni causati dai recenti nubifragi e della relativa dichiarazione dello stato di calamità per consentire agli agricoltori che hanno subito gravi danni di avanzare richiesta per un contributo alle spese, ascoltiamo la testimonianza di Lillo Migliore di Montevago. Anche quest’anno si è ripresenta la stessa situazione, come quella dell’anno scorso o come l’alluvione del 2018, che ha causato ingenti danni ad alcuni paesi del Belìce, tra cui Montevago e Santa Margherita di Belìce.

Anche in quelle occasioni si è messa in moto la complessa macchina politico-burocratica per dare aiuto a chi ha subito gravi danni documentati.
“Sono trascorsi quattro anni e di rimborsi neanche l’ombra, a fronte di richieste infinite di perizie e documentazioni. Mi sembra di ritrovare le stesse situazioni descritte da Ignazio Silone in Fontamara, dove i poveri contadini venivano puntualmente presi in giro dai cosiddetti acculturati, che con la loro arroganza facevano quello che volevano.”

Infatti in Fontamara si racconta che i poveri contadini, a cui avevano rubato l’acqua di un fiume, appositamente deviato nelle terre dei potenti di turno, si sono rivolti ad un avvocato per fare valere le loro ragioni. L’avvocato si è dato da fare per trovare un accordo: “…Acqua divisa in parti uguali, tre quarti e tre quarti. Tre quarti dell’acqua andranno nel nuovo letto del fiume e i tre quarti dell’acqua che resta andranno ai poveri contadini ….” - ci racconta amareggiato Lillo Migliore.

Allo stesso modo, per le avversità atmosferiche del 2018 veniva riconosciuto ai contadini di Fontamara, pardon del Belìce, un contributo massimo così determinato: su una perizia, supponiamo, di 10 mila euro di danni, si determina un eventuale rimborso del 50 % sull’ 80%, cioè 4 mila euro. Per tre anni si sono susseguite richieste di perizie, fatture, sopralluoghi, rendicontazioni varie e chi più ne ha più ne metta. Ulteriore beffa nel 2021, quando sulla Gazzetta Ufficiale n.36 del 20 Agosto 2021 viene pubblicato un provvedimento secondo il quale l’eventuale contributo viene ulteriormente decurtato di un altro 50%, perché le somme non sono sufficienti a coprire tutte le richieste.

Quindi, da 10 mila euro di danni, ora siamo arrivati a 2 mila euro di eventuale rimborso. È trascorso un altro anno e vengono richieste ulteriori rendicontazioni che determinano spese su spese. Nel frattempo sui 10 mila euro di danni il famoso contadino di Fontamara ha pagato 1.000 euro di IVA per la fattura più altri 1000 euro al tecnico per le varie perizie e rendicontazioni è uno stress incredibile per muoversi nei meandri di una burocrazia inefficiente e arrogante che molto spesso tratta con sufficienza e senza il minimo rispetto l’agricoltore che cerca di fare valere le proprie ragioni.

Per concludere, ai 10 mila euro di danni si sommano anche più 2000 euro spesi in IVA, spese di perizie e altro, per recuperare, eventualmente, se e chissà quando ancora, forse le spese IVA e tecnico. Tre quarti e tre quarti di un quarto. In Fontamara Silone fa dire ai poveri contadini: “Che fare?”. Già, che fare?

Ma ecco cosa di dice il professore Lillo Migliore, intervistato da Francesco Graffeo (clicca qui per vedere l’intervista)

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