Al Salinas di Palermo si presentano i recenti scavi al Tempio D di Agrigento, con importanti rivelazioni L’assessore Samonà: ”L’innovazione non è solo digitale ma un diverso approccio alla comprensione dei temi”

Immagine articolo: Al Salinas di Palermo si presentano i recenti scavi al Tempio D di Agrigento, con importanti rivelazioni L’assessore Samonà: ”L’innovazione non è solo digitale ma un diverso approccio alla comprensione dei temi”

Dal settembre 2019, l’équipe della Scuola Normale Superiore di Pisa, in convenzione con il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, diretto dall’Arch. Roberto Sciarratta, sta svolgendo attività di scavo e rilievo presso il tempio D, detto di Hera o Giunone, sotto la direzione scientifica di Gianfranco Adornato, docente di archeologia classica presso la Normale.
A questa ricerca sul campo si affiancano gli interessanti risultati che stanno emergendo dagli Archivi di Stato di Agrigento dove, grazie al lavoro della direttrice Rossana Florio si sta delineando una storia molto più complessa del monumento e dei suoi protagonisti.
Una vicenda appassionante, una nuova narrazione, che verrà rappresentata dal prof. Gianfranco Adornato domani, mercoledì 6 ottobre alle 18.30 al Museo archeologico regionale “A.Salinas” di Palermo, nel corso del primo di un ciclo di incontri mensili di approfondimento durante i quali studiosi ed esperti in varie discipline tratteranno temi riguardanti sia l’archeologia che l’ambito della comunicazione e dell’innovazione digitale, di capitale importanza per il rinnovamento dei musei. “Formazione, didattica e ricerca sono gli elementi su cui oggi dobbiamo concentrare la nostra attenzione se vogliamo compiere un significativo passo in avanti nella modernizzazione dei nostri musei. Come ribadito anche nel corso del recente ‘Agorà della Cultura’ – sottolinea l’assessore dei beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà - occorre comprendere che la modernizzazione dei Musei e della narrazione archeologica non è legata alla digitalizzazione dei contenuti museali, seppur indispensabile, ma richiede un diverso approccio, un modo nuovo di raccontare la storia. In tal senso il Museo Salinas, grazie alla direttrice Caterina Greco, si inserisce tra le esperienze maggiormente apprezzate a livello internazionale”. Lo scavo-scuola presso il Tempio D di Agrigento, uno dei monumenti più iconici della grecità, costituisce un momento significativo nella formazione e crescita scientifica delle allieve e degli allievi del corso ordinario e di perfezionamento: sono ben 14 gli studenti interni, infatti che partecipano alla seconda stagione con indagini nell’area del santuario. Nonostante l’edificio sacro sia meglio noto agli studiosi di architettura antica che si sono focalizzati maggiormente su questioni strutturali e di dimensioni dell’edificio, dopo due campagne di scavo, cominciano finalmente ad acquisire maggiore evidenza e consistenza alcuni aspetti relativi all’archeologia del sacro, alle fasi di frequentazione dell’area e alla cronologia dei monumenti. Il saggio praticato tra l’altare e il muro di contenimento dell’area sacra ha restituito, infatti, materiali preziosi in ordine alla frequentazione dello sperone meridionale: ceramica databile al corinzio medio e frammenti di ceramica attica rinvenuti risalgono, infatti, alla prima generazione dei coloni geloi. Allo stato attuale delle ricerche è difficile dire se già a quella data l’area fosse destinata a pratiche di culto e ad attività religiose. Sicuramente lo scenario cambia intorno al 540-30 a.C. dal momento che sono stati rinvenuti numerosi frammenti di decorazione architettonica e tegole, insieme a materiale ceramico e statuette fittili femminili, che ci danno indizi circa la presenza di un ‘sacello’, una piccola area con altare, di medie dimensioni.
Il tempietto di età arcaica, di cui non abbiamo ancora individuato le fondazioni, venne smantellato subito dopo il 480 a.C., dopo la battaglia di Himera, quando si avviò il grande cantiere per la costruzione dell’edificio monumentale che ancora oggi svetta sul punto più alto dello sperone meridionale della Collina dei Templi. Quanto ai ritrovamenti, nel saggio praticato dentro la cella sono stati rinvenuti numerosi frammenti del tetto in marmo, oltre alle lastre di pavimentazione e al rivestimento parietale; dalle notizie che possediamo sappiamo che il tetto crollò a causa dell’incendio dei Cartaginesi nel 406 a.C.. Gli interventi del 2021 riguardano, oltre l’altare, il muro di contenimento che corre Nord-Sud sulla fronte ovest del tempio, che offre occasione di apprezzare l’opera ingegneristica messa in atto nell’area; un ulteriore saggio è stato praticato in prossimità della curva di accesso al parcheggio, dove affiorano blocchi relativi alle mura di fortificazione e alla sistemazione del banco roccioso. Da quest’area si segnala il rinvenimento, assai raro ad Agrigento e in Sicilia, di un frammento di avambraccio in marmo di dimensioni superiori al vero: sebbene di difficile lettura, il frammento dovrebbe appartenere a una scultura di età classica, successivamente riutilizzata nel riempimento del muro. “Con la conferenza di Gianfranco Adornato - precisa la direttrice del Museo archeologico regionale “A.Salinas”, Caterina Greco - avviamo una nuova serie di appuntamenti culturali durante i quali mensilmente interrogheremo studiosi ed esperti su temi riguardanti l’archeologia e le diverse forme di comunicazione, oggi di capitale importanza per il rinnovamento dei musei. Cominciare dagli scavi di Agrigento significa entrare con sguardo nuovo all’interno di ricerche recentissime che stanno arricchendo di nuovi e importantissimi dati l’archeologia del sacro della colonia greca, valorizzando nello stesso tempo le collezioni storiche del Salinas, che annoverano reperti agrigentini rinvenuti nell’Ottocento, tra cui i magnifici vasi attici recuperati da Raffaello Politi nella necropoli e che ancora oggi fanno bella mostra di sé nel museo di Palermo”.

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