Nel ricordo di Francesco Piazza di Menfi "lo scultore di Menfi" tra ricordi, aneddoti e storia

Immagine articolo: Nel ricordo di Francesco Piazza di Menfi “lo scultore di Menfi“ tra ricordi, aneddoti e storia

Lo ricordo alla fine degli anni 70, come fosse ora all’angolo tra la via Vittorio Emanuele e la Via Crispi a Castelvetrano proprio di fronte la farmacia “ Ferracane”. Alto, capelli lunghi, bracciali ed anelli, amava conquistare le donne che gli passavano davanti battendosi il petto, soffiando e strofinando contemporaneamente a terra il suo piede destro. Era un modo secondo lui d’interagire con le donne. Mi ricordo che a volte gli chiedevo: “professore com’è andata la mattinata ?” E lui mi rispondeva : “male appena 1.200 conquiste. Brutta giornata”. Sto parlando di Francesco Piazza di Menfi nominato nella sua città lo “scultore” e sono in molti a ricordarlo con tanto affetto. Era figlio di artigiani, lui apprese presto l’arte dal padre. Era un ragazzo allora estroso, affettuosamente burlone.

La sua fissazione era quella di esaltare i personaggi dell’antica Roma e non solo. Imitava a suo modo le gesta dei famosi condottieri romani e li trasformava con la sua arte in opere scultoree che realizzava con la pietra bianca che si trovava e, forse ancora oggi, in contrada Genovese a Menfi. Si ricordano i busti di Nerone e di Mussolini. Ciccino Piazza per questo suo “essere strano” veniva spesso invitato quando era ancora giovane, in forma amicale nei matrimoni, battesimi , feste in genere, dove lui “si esibiva” imitando i suoi eroi preferiti tra le risate compiaciute ed affettuose e mai di scherno degli invitati, che gli volevano un gran bene. Ritornando alla sua “tattica della conquista” c’è da dire che lui, come riferisce un suo compaesano che spesso trascorreva ore in sua compagnia, aveva la “filosofia del soffio alla donna” . Il suo desiderio era quello di conquistare e possedere la donna perché il soffio diceva lui: “s’infilava nei vestiti della donna avvolgendola come in un ipotetico ed immaginario abbraccio amoroso”. Spesso in estate lo si vedeva a Porto Paolo, Selinunte, Sciacca . Durante il periodo della festa di Santa Rosalia a Palermo, amava recarsi nella capitale dell’isola, dove veniva ospitato da un amico . Nelle calde giornate di luglio Ciccino Piazza andava anche a Mondello e, per saziare i suoi bisogni alimentari, si saziava di salsiccia secca e formaggio che portava a volte anche da Menfi. Spesso lo si vedeva con un cappello bianco a falde larghe.

Il suo tempo libero a Menfi lo trascorreva, facendo dei lavori saltuari a domicilio. Aggiustava li “pilacciuni” di legno che servivano per fare il bucato e anche come vasca da bagno in molte famiglie. Per incontrarlo bastava andare all’angolo dell’ attuale Unicredit a Menfi intento a “conquistare” le belle signore Continua dalla prima personaggi che passavano in quel tratto di strada, le quali per la verità non si sentivano infastidite dallo scultore ma si limitavano ad abbozzare dei sorrisi. Ciccino amava portare con se’ gli strumenti da lavoro e li metteva in bella vista nella cinghia dei pantaloni e sempre in evidenza “lu sirraculu”, che probabilmente lui considerava una sciabola da guerriero. Chi ha conosciuto artisticamente il nostro personaggio lo descrive come : “un artista naif di eccezionale valore e talento”. Dopo la sua morte le sue opere sono sparite.

L’unica che rimane e che ha resistito al sisma del 1968 è un volto scolpito in un elemento di arco (chiave di volta), che si trova nel Corso dei Mille a Menfi e precisamente nelle vicinanze della Chiesa di San Rocco. Si dice che quest’opera sia stata realizzata in estemporanea durante la costruzione di detto arco e su sollecitazione dei proprietari e muratori che, in cambio, gli avrebbero offerto una abbondante colazione. Non si è mai cimentato in opere pittoriche perché diceva agli amici che erano bidimensionali e non riconosceva la tecnica del chiaroscuro. Parlava solo con poche persone che condividevano il suo estro artistico e chiaramente le sue immaginazioni e la sua” vis amatoria” di conquistare le donne con il suo soffio che gli riempiva il suo petto villoso.

Elio Indelicato

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