Meno di 4 donne su 10 lavorano in Sicilia. Fumarola, Cisl: "Evitare che la donna debba dover scegliere tra carriera e famiglia"

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Meno di 4 donne su 10 lavorano nell’isola. E in media sono retribuite in misura nettamente inferiore rispetto agli uomini. Questo il dato che emerge dalla tavola rotonda organizzata dalla Cisl Sicilia a Palermo sul tema “Diversità, equità e inclusione. Una nuova cultura del lavoro per la crescita e lo sviluppo”. Nessuna novità, purtroppo, il trend non è cambiato negli ultimi anni. tanto che la Sicilia è sempre in fondo alle classifiche europee per l’occupazione femminile. A fare le spese di questo triste primato sono i cittadini, in termini di servizi e  tutto il sistema economico e produttivo regionale. L’Eige ha infatti dimostrato che il gender gap incide sul Pil: in Italia, con una situazione di partenza più arretrata, l’impatto della parità di genere è maggiore, con guadagni che potrebbero arrivare nel 2050 al 12%.

“Ridurre il gender gap è un investimento culturale, sociale ed economico - hanno affermato Sebastiano Cappuccio e Rosanna Laplaca, segretario generale e segretaria regionale della Cisl Sicilia - che certamente può dare una forte sferzata al rilancio dell’isola, purché non si perda altro tempo e si utilizzino subito le misure e gli interventi previsti principalmente dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, attraverso il piano Goal dedicato e dalla Missione 5 del Pnrr”.

Gli strumenti sono già attivi da tempo ma ancora rimangono fermi ai nastri di partenza nell’isola. Utilizzando la certificazione della parità di genere, per esempio, un’azienda può ottenere una serie di vantaggi che sono sia di natura fiscale, sia di premialità nell’assegnazione di finanziamenti e di gare d’appalto. Per la Cisl siciliana, la riduzione del gender gap passa dal confronto fra imprese, istituzioni e parti sociali. “Il governo Schifani - dichiarano - metta al centro dell’agenda dell’esecutivo la contrattazione e su queste basi si costruisca un muovo modello di lavoro e sviluppo”.

Alla tavola rotonda hanno preso parte Ettore Foti, dirigente generale dell'assessorato regionale al Lavoro, Alessia Bivona, direttore Confindustria Sicilia, Tiziana Serretta, presidente Donne Confapi Sicilia, Vincenzo Provenzano, economista e docente di Scienze economiche e aziendali all'Università di Palermo, Anna Sciortino, portavoce dell'osservatorio 6Libera di Confapi Sicilia.

A concludere la segretaria confederale della Cisl, Daniela Fumarola. “Bisogna favorire le politiche di conciliazione tra vita e lavoro – ha detto -  evitando alla donna di dover scegliere tra la carriera e la famiglia. Per far questo, non bastano le sole politiche di welfare, occorre creare lavoro stabile, ben contrattualizzato, sicuro, perché prima la crisi pandemica e poi le conseguenze della guerra  hanno messo in evidenza quanto siano state le donne e i giovani a pagare un prezzo altissimo in termini di occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno. L’opportunità che il Pnrr offre non va assolutamente sprecata. È necessario inoltre rafforzare gli sgravi fiscali e contributivi stabilizzandoli per favorire l’assunzione e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro”.

Per la segretaria confederale della Cisl “è una sfida che si vince se si esercita corresponsabilità tra Governo, Regioni, Enti locali, parti sociali. A tutto questo va affiancata e rinforzata l’azione contrattuale nazionale, aziendale, territoriale, finalizzata a migliorare e valorizzare il lavoro femminile. Contrattare, infatti, per la Cisl significa promuovere la parità e le pari opportunità nei diversi contesti produttivi; prevenire e contrastare quelle forme di discriminazione che favoriscono ed alimentano segregazione e segmentazione lavorativa di genere”. 

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