Dal momento in cui nell'antichità venne accesa la prima lampada ad olio, ne è passata acqua, o, per meglio dire, benzina sotto ai ponti.
Il petrolio, la materia prima che ha accompagnato la civiltà umana per secoli, sembra ora essere diventato uno dei suoi principali nemici; oltre all'inquinamento prodotto dalla combustione dello stesso (vedi l'istituzione dell'area C a Milano) è il suo costo che, vuoi per le speculazioni, vuoi per le pesanti tassazioni imposte dallo Stato, è divenuto ormai insostenibile.
Si arriva ai giorni nostri: alla città di Milano, blindata a causa dell'emergenza smog; ai "vespri siciliani - atto secondo", in cui pescatori, agricoltori, autotrasportatori, scendono per le strade creando caos e disagi, a causa, soprattutto, del costo del carburante, arrivato fino a quota, udite, udite, 1,80€.
Questi blocchi e queste proteste riaprono i dibattiti sulla possibilità di sfruttare energie alternative; nel settore automobilistico, ad esempio, che in questo caso ci interessa in maniera particolare, ultimamente e sempre più spesso si sente parlare di motori a metano e GPL, i quali difficilmente potranno essere utilizzati dagli agricoltori o dai pescatori. Ci si chiede, quindi, se sia possibile ottenere un combustibile poco inquinante, ma che soprattutto costi di meno. La risposta è si: il bioetanolo, la cui esistenza ci è stata segnalata da un nostro lettore, è ricavato dalle comuni canne di fosso e può essere utilizzato addirittura fino al 40% nelle benzine senza che il motore debba essere modificato.
L'utilizzo di una benzina "al bioetanolo" comporterebbe:
- un miglioramento delle prestazioni del motore del proprio auto-mezzo a discapito di consumi leggermente più elevati;
- una riduzione delle emissioni corrispondenti di CO2 (anidride carbonica), le quali passano da 360 grammi per Kilometro percorso, a poco meno di 100g/Km;
- una riduzione importante di Particolato PM10 del 20-30%, con risvolti positivi per la salute umana non indifferenti, basti pensare che ben nove europei su dieci sono esposti ai rischi del PM10, soprattutto in ambito urbano;
- una riduzione dei costi del carburante;
- la creazione di nuovi posti di lavoro legati alla produzione.
Utopia o realtà? Nell'ottobre 2010 negli Stati Uniti l’EPA, l'Ente di Protezione dell'Ambiente, ha autorizzato l’impiego del cosiddetto "E15" - cioè un carburante composto per il 15% da bioetanolo e per l’85% da benzina.
Anche la Germania, dal 1° gennaio 2011, ha portato dal 5% al 10% la presenza di etanolo nella benzina, come già avviene in altri Paesi europei.
E l'Italia? L'Italia di fronte alla questione bioetanolo si pone in maniera contraddittoria: pur avendo uno dei maggiori impianti europei di produzione di bioetanolo di seconda generazione, realizzato a Crescentino (Vercelli) dalla Mossi & Ghisolfi di Tortona, pur avendo, il team Ferrari, realizzato una supercar il cui motore va ad etanolo, in Italia non sembrerebbe esserci traccia di distributori di carburante di tal genere.
Ma avendo la possibilità di ottenere una miscela che costa meno di quella che attualmente viene utilizzata nella nostra nazione, che migliora le prestazioni del proprio motore, che, in più, inquina circa l'80% in meno della benzina verde e che indurrebbe i possessori di terreni ad ottenere una fonte redditizia a Km zero, ci si chiede: perché non ne viene incentivata la distribuzione? I cieli delle grandi città sarebbero più azzurri e i disoccupati, gli agricoltori, i pescatori, l'intera popolazione siciliana ed italiana, avrebbero sicuramente meno motivi per scendere in piazza a protestare, per buona pace di tutti.