Nessuno se ne era ancora accorto, eppure un grande evento è alle porte. Siamo all’alba di una nuova era e un nuovo Stato nascerà. Un’area immensa, grande quanto due volte il Texas, si è unita dando vita a una nuova quanto stupefacente realtà. E’ un isola, si trova al centro del pacifico e promette di essere il simbolo del nostro modo di vivere e dell’ approccio contemporaneo alla vita moderna. Essa infatti, non è il solito noiosissimo e banale luogo di vacanze, immerso in un verde lussureggiante, pieno di palme e datteri, dove migliaia di turisti, attorniati da danzatrici indigeni agghindate di splendide corone di fiori, stabiliscono ogni anno di trascorrere indisturbati i propri momenti di relax. No, essa è soltanto la conseguenza immediata del nostro modo di vivere. E’ il frutto folle del nostro modo di intendere la vita di tutti i giorni. Si tratta in realtà di un isola composta esclusivamente dalla… plastica.
Giorno 11 Aprile, nascerà il nuovo Stato di Garbage Patch, uno stato formato esclusivamente dai rifiuti, prodotti dall’uomo tutti i santi giorni. La sua estensione non è nota con precisione: le stime vanno da 700.000 fino a più di 10 milioni di km² con un diametro di 2500 Km e profondo circa 30 metri. Secondo uno studio del Centre of Excellence for Climate System Science, l’uomo ha introdotto cosi tanta plastica nei mari che, anche se si interrompessero oggi le immissioni, le gigantesche isole di spazzatura, che si ritrovano nel Pacifico e nell’Atlantico, continuerebbero a crescere per centinaia di anni. Esse sono prodotte da giganteschi vortici oceanici, i quali formando cinque anelli concentrici, attraggono un’enorme massa di materiale disperso in mare aperto, tale da formare un’area immensa composta per l’80% da rifiuti di plastica non biodegradabile, la quale sta e starà sempre li a ricordarci ogni giorno, ogni momento, ogni qual volta prendiamo quei maledetti bicchieri, bottiglie piatti e tutto il resto di quel dannosissimo “USAeGETTA”, che quello che gettiamo via non sparisce improvvisamente, solo perché in un attimo, con un gesto apparentemente innocente, lo buttiamo distratti nella spazzatura, ma resta sempre lì con noi e, il più delle volte, lo ritroviamo nei nostri piatti, dopo che esso è stato però prima, il pasto di tanti poveri pesci che, scambiandoli per meduse o altri piccoli molluschi, li hanno inavvertitamente ingeriti.
La fondatrice di questa nazione non biodegradabile è Maria Cristina Finucci, lucchese di 56 anni che vive a Madrid, la quale ha ottenuto il riconoscimento ufficiale, con una installazione-performance, all’Unesco di Parigi, con il patrocinio del ministero italiano dell’Ambiente e dell’università veneziana Ca’ Foscari. Lo scopo è richiamare l’attenzione della distratta pubblica opinione sulla gravissima minaccia che corre il Pianeta. Un opinione pubblica che ancor oggi, nonostante i continui richiami e le ripetute emergenze che negli ultimi anni hanno riguardato soprattutto le nostre città meridionali, non prende piena coscienza della gravità della cosa e che si sofferma su di essa soltanto quando, una volta l’anno, malauguratamente riceve l’odiosa tarsu, tares o come dir si voglia. La questione al contrario, è molto più grande di quanto ci si ostina a far credere e oggi per nulla di facile soluzione, soprattutto ove, come dalle nostre parti, si raggiungono quote di raccolta differenziata assolutamente irrisorie. La differenziata tuttavia, da sola è inefficace a risolvere compiutamente il problema, in particolare in quei luoghi in cui essa non è accompagnata dal porta a porta, poiché senza questa, le percentuali relative di raccolta non possono in nessun caso divenire importanti. Pertanto l’unico vero rimedio a tanta scelleratezza, sembra banale, ma sta unicamente nella nostra condotta di vita quotidiana e in particolare nell’evitare tutti quei comportamenti che sono distruttivi verso la collettività e l’ambiente che ci circonda. Tutto il resto, compresa ogni altra pseudo tecno-soluzione, come i termovalorizzatori e altro, sono solo palliativi che servono unicamente a scaricare su altri popoli ovvero su altri territori il nostro problema. Ostinarsi a usare stoviglie di plastica non bio oggi è assolutamente inaccettabile, perché chiunque può rendersi immediatamente conto e da solo che, ogni cosa che pensiamo di buttare via, la ritroviamo, immediatamente dopo, seppure in altra forma lì, davanti ai nostri occhi. Nulla si distrugge, tutto si trasforma, affermava il chimico Lavoisier e soprattutto nulla scompare magicamente, come spesso facciamo finta di credere poiché, nella migliore delle ipotesi, semplicemente tutto si sposta da una parte all’altra del pianeta e di riflesso dall’altra parte, ci ritorna indietro. Se non prenderemo pienamente coscienza della cosa un giorno o l’altro neppure tanto lontano, finiremo, come Napoli o Palermo, seppelliti dalla monnezza e a fare il bagno nella spazzatura. Altro che paesaggi mozzafiato e mari azzurro-smeraldo!!! E’ questo il futuro che vogliamo per i nostri figli? Riflettiamo gente, riflettiamo…nell’attesa che la natura ci conceda ancora del tempo.