Cefalù: al voto con Sgarbi "incandidabile"

Cefalù: al voto con Sgarbi “incandidabile“

Domani e Lunedì a Cefalù si vota. E' quanto dichiara l’assessore regionale per le Autonomie locali e la Funzione pubblica, Caterina Chinnici. «La normativa in materia elettorale – dice la Chinnici - prevede il rinvio delle elezioni solamente per cause di forza maggiore, ossia per impedimenti oggettivi che non consentono il regolare svolgimento delle operazioni di voto, quali, per esempio, le calamità naturali. Nulla, invece, è previsto nell'ipotesi di incandidabilità dei singoli soggetti».
Lo stesso assessore fa sapere che mercoledì scorso il Prefetto, dopo un incontro con il sindaco Guercio, aveva avanzato la proposta di far slittare le consultazioni ma la giunta regionale, all’unanimità, dopo avere approfondito con attenzione il caso è arrivata alla conclusione che «in questa fase della competizione elettorale, il legislatore non ha previsto rimedi giuridici applicabili in tale ipotesi.
Pertanto, qualsiasi intervento della Regione rappresenterebbe l'esercizio di un potere non attribuito dalla legge e quindi in contrasto con i principi costituzionalmente garantiti connessi all'esercizio del diritto di voto».

Il sindaco di Cefalù, Giuseppe Guercio, infatti, aveva chiestoal prefetto e al capo dello Stato uno slittamento «tecnico» del voto per il rinnovo del consiglio comunale del 6 e 7 maggio prossimi a seguito della decisione della corte d'appello di Palermo, che ha dichiarato Vittorio Sgarbi «non candidabile», per ristampare le schede senza il nome del critico: operazione, secondo il sindaco, che non potrà essere compiuta in poche ore. Per questo Guercio chiedeva il rinvio di 15 giorni delle operazioni elettorali per farle coincidere con il turno di ballottaggio nei comuni maggiori.

Intanto Vittorio Sgarbi commenta così la paradossale situazione che si è venuta a creare a seguito della decisione della Corte di Appello di Palermo: «Ringrazio la Corte di Appello di Palermo che, dichiarandomi incandidabile, mi consente di andarmene dalla Sicilia ritenendolo un luogo dove la democrazia non è condizionata dalla mafia ma dallo Stato.

Sono fiero di essere il solo incandidabile tra migliaia di immacolati candidati. E adesso ho la certezza di aver avuto davanti una Corte di uomini ingiusti, indifferenti alla verità ed ai fatti, e che non hanno alcuna cultura né alcun interesse a combattere la criminalità. Ora possiamo essere certi che non c’è giustizia in Italia e in Sicilia. La mia ultima speranza è che un giudice libero, in Cassazione, cui farò ricorso, ristabilisca la verità contro i ladri di giustizia che hanno umiliato e umiliano la Sicilia»

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