“A 45 anni di distanza quella del Belice resta una ferita aperta”. E’ questa una delle considerazioni, la più amara che la Cgil di Agrigento fà nel giorno in cui i comuni colpiti dal terremoto del ’68, commemorano le vittime di quel tragico evento.
Una ferita aperta, non rimarginata, segnata ancora dalla mancata ricostruzione di tante infrastrutture nonostante le iniziative che la cgil ha sostenuto rivolte dai sindaci a tutti i governi che si sono succeduti da quel triste giorno, ancora tanto resta da fare.
La Cgil fà anche una critica alla politica definendo “ascarismo” l’opera di troppi parlamentari siciliani che, in tanti anni, non sono riusciti a pretendere per il Belice quello che in casi analoghi altre parti del Paese hanno chiesto ed ottenuto: “da noi né ricostruzione al completo né l’agognato sviluppo economico” scrive Massimo Raso.
La CGIL continua a ritenere che per il Belice l’Italia avrebbe potuto e dovuto fare di più e che da una condizione di estremo disagio avrebbero dovuto aprirsi condizioni in grado di far ripartire la vita economica e sociale di una delle aree più deboli del Paese.
Oggi la situazione è assai cambiata, ma rimane ancora una volta per il Belice e per l’intera Sicilia, l’esigenza che si punti a valorizzare le risorse del territorio, dell’agricoltura, turismo e cultura.
Accanto al danno anche la beffa secondo la cgil agrigentina che punta il dito contro le proposte avanzate da alcune multinazionali rigurdo all’estrazione di idrocarburi nel territorio del Belice; un territorio considerato non come una terra di lavoro, di sviluppo e di diritti ma oggetto di sfruttamento petrolifero, su cui la cgil fin da adesso fà sapere che si opporrà con tutte le sue forze insieme ai Sindaci.
La CGIL Agrigentina insieme a quella Trapanese con le altre forze sociali, economiche, religiose ed alla popolazione continuerà a battersi contro chi vuole regalarle un futuro di inquinamento e distruzione.