Solo la pioggia di questo pomeriggio ha potuto fermare le proteste dei lavoratori della Gesip che da tre giorni hanno letteralmente mandato in tilt il centro di Palermo. Blocchi alla circolazione stradale, cortei e cassonetti rovesciati lungo le strade. Così i lavoratori della partecipata del Comune di Palermo, dopo 8 giorni di occupazione pacifica della Cattedrale di Palemro, tentano di avere delle garanzie sul loro futuro lavorativo.
Il rettangolo compreso tra via Roma e Corso Vittorio Emanuele è interdetto al traffico causando numerosi disagi ai palermitani, ma anche ai numerosi studenti e lavoratori pendolari che gravitano nella zona della stazione centrale e di corso Tukory.
Stanotte, intanto, dopo i disordini della notte appena trascorsa, agenti della Digos di Palermo hanno arrestato un dipendente della Gesip e fermato altri tre. Fra questi ultimi anche Salvatore Abbate, membro di una famiglia molto conosciuta nel rione Kalsa e già noto alle forze dell'ordine.
"Le organizzazioni sindacali interne alla Gesip evidenziano - in una nota diffusa oggi - come ancora una volta i lavoratori siano vittime delle diatribe politiche fra l'amministrazione comunale e il governo centrale. Pur apprezzando l'impegno adottato dal sindaco Orlando, non si riesce ad uscire da questa fase di stallo che non fa altro che esasperare i lavoratori, a loro volta vittime della repressione delle forze dell’ordine imposta dal questore di Palermo. Questa mattina, agenti della Digos hanno arrestato un lavoratore con la sola colpa di aver difeso il posto di lavoro. Ma la difesa del proprio posto di lavoro non si "arresta". E' utile che il sindaco faccia chiarezza su questa situazione, onde evitare spiacevoli episodi, e liberare la cittadinanza dall'esasperazione dei lavoratori Gesip. I dipendenti della Gesip e tutte le organizzazioni rivolgono un appello accorato al sindaco di Palermo: il primo cittadino è il primo responsabile della vertenza del Comune di Palermo ed è chiamato a trovare una soluzione immediata. Infine i lavoratori fanno sapere di essere disposti a tornare al lavoro anche senza momentanea retribuzione in attesa di sviluppi imminenti".