Tante storie di giovani Belicini, che per mancanza di lavoro nella loro terra di origine, sono partiti per l’estero, festeggiando adesso un fine anno lontano dai familiari.
E’ la storia di Ivan Guardino, 31 anni, di Santa Margherita, partito nell’ottobre del 2012. Laureato in Comunicazione Pubblica, dopo due stage non retribuiti, ha lavorato saltuariamente all’organizzazione di eventi. “Del mio ultimo lavoro sto ancora aspettando 500 euro” spiega Ivan. “Guardando a ritroso, la mia più longeva stabilità contrattuale è stata quella del servizio civile. Credo di aver fatto la giusta scelta ad andarmene”. Oggi è da poco più di un anno che vive a Londra e, nonostante la nostalgia dei familiari e di qualche amico, con i quali comunque rimane in contatto grazie alle nuove tecnologie, ha un contratto a tempo indeterminato. Lavora nell’ambito dell’hospitality presso l’Hippodrome Casino, nel cuore di Londra. Appena arrivato, per qualche mese, ha frequentato un corso di inglese, successivamente, lavorando duro in soli sei mesi, ha ottenuto due aumenti di stipendio ed una promozione. “Questo per me significa che puoi crescere professionalmente, che puoi guardare al futuro”. Londra, come tante altre città europee, si popola quotidianamente di giovani italiani.
A Londra, Ivan insieme ad altri ragazzi della provincia di Agrigento, ha costruito una nuova famiglia, priva del ruolo dei genitori e fatta da amici che si aiutano reciprocamente.
La più grande è Valentina Sagona, 37 anni, di Sambuca di Sicilia. La “famiglia” la chiama “la zia”. Si è guadagnata questo appellativo perché è stata la prima a lasciare la Sicilia, con in tasca una laurea in Scienze Politiche e un master in management del turismo. Londinese per scelta, ormai da tre anni vive e lavora in Inghilterra, con contratto a tempo indeterminato, presso lo Sheraton Hotel. “Lasciare l’Italia a 34 anni è stata una scelta difficile” – racconta Valentina – “Dopo la laurea e il master ho lavorato nella riscossione crediti, ma la mia passione era, ed è tuttora, concentrata sull’ambito turistico”. Pensando che la Sicilia ha un grande potenziale turistico, Valentina cominciò a cercare lavoro presso le strutture ricettive, lavorando in un hotel di Castelvetrano per qualche mese prima di trasferirsi a Londra. Lo stipendio mensile era poco meno di 500 euro di cui circa metà venivano spesi in benzina per gli spostamenti giornalieri tra casa e il luogo di lavoro fuori dal suo comune di residenza. “La decisione è difficile da prendere. Dolorosa anche, ma, -secondo Valentina-, quella giusta. Andare via. Perché non vale neanche più la pena lottare in Italia”.
Della famiglia fa parte anche Gisella Benigno, 29 anni, pure lei Sambucese. La chiamano la sister (sorella). Anche lei lavora, come Ivan, all’Hippodrome Casino nell’ambito dell’hospitality. Dopo quasi tre anni si è però stancata della metropoli e sta prendendo in considerazione l’idea di ritornare in Italia, stare qualche mese in famiglia e poi magari ripartire per un’altra meta.
Infine c’è Adua Gulotta, 31 anni di Santa Margherita. Laureata in Lingue e Culture Moderne era andata a Londra inizialmente solo per rimanerci qualche mese e mettere in pratica quello che aveva studiato all’università. Vive in Inghilterra da due anni e mezzo e da due lavora per un’azienda della GDO (grande distribuzione organizzata) britannica. Contratto a tempo indeterminato sin da subito, ha lavorato come cameriera in una caffetteria a Nothing Hill prima di diventare Sap Operator. Dopo un anno e mezzo ha avuto la sue piccole grandi soddisfazioni lavorative: una promozione nel ruolo di administrator e, chiaramente, un aumento di stipendio. L’Inghilterra, e in particolare Londra, è diventata meta di quella potremmo definire una nuova migrazione. Non si tratta più di una “fuga di cervelli”. Basta passeggiare per Londra o entrare in un pub piuttosto che in un ristorante o in un ufficio, o in una banca per capire che il numero di italiani a Londra è davvero alto.