Menfi, Montevago e Santa Margherita Belice sono i Comuni della Provincia di Agrigento a maggiore rischio sismico. Lo ricorda Rino La Mendola che, nel ruolo di vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti con delega alla Protezione civile, sta lavorando alla creazione di una rete di Presìdi di Protezione civile, presso gli Ordini provinciali degli architetti dell'intero Paese, con l'obiettivo di offrire un contributo di volontariato alle zone colpite da eventi calamitosi, come l'Emilia Romagna, dove già 30 squadre di architetti volontari stanno collaborando con la Protezione Civile, al fine di verificare l'agibilità degli edifici colpiti dalle ripetute scosse sismiche dei giorni scorsi.
"La Giunta della Regione Sicilia - continua La Mendola - con delibera del 19 dicembre 2003, ha confermato la classificazione dei tre suddetti Comuni della provincia di Agrigento in zona 1 (ad alto rischio sismico); ventisette Comuni sono stati classificati in zona 2 (a rischio medio) ed i rimanenti tredici Comuni della provincia in zona 4 (a basso rischio sismico). Per citare il capoluogo di provincia ed i Comuni con un maggior numero di abitanti, la città di Agrigento ricade in zona a rischio medio (zona 2), così come anche Sciacca, mentre Licata e Favara ricadono in zona a basso rischio sismico (zona 4)".
"La nuova normativa sismica varata nel 2008 dopo il terremoto che ha colpito l'Abruzzo - precisa La Mendola - prevede, per gli edifici di nuova costruzione, una 'vita nominale' (o vita utile), che solitamente oscilla tra i 50 ed i 100 anni, in relazione alla destinazione d'uso. Durante tale vita nominale, che viene riportata nell'autorizzazione rilasciata dal Genio civile, la ditta proprietaria deve garantire l'esecuzione delle opere previste dal "Piano di Manutenzione" allegato all'autorizzazione rilasciata dallo stesso Genio civile, al fine di garantire l'efficienza della struttura. Scaduta la vita nominale, l'edificio dovrà essere sottoposto a nuove verifiche per valutare la necessità di eventuali lavori di consolidamento o di adeguamento che si dovessero rendere necessari al fine di conseguire un'ulteriore periodo di vita utile.
Tale dispositivo ha finalmente introdotto l'importante principio della manutenzione programmata, ma non ha risolto il problema della sicurezza degli edifici costruiti prima dell'entrata in vigore della normativa sismica del 2008, che occupano ovviamente gran parte del patrimonio edilizio esistente. In tal senso - conclude La Mendola - da tempo chiediamo l'istituzione del 'fascicolo fabbricato': una sorta di libretto sulla salute dell'edificio esistente, con particolare riferimento all'efficienza delle strutture e degli impianti, da aggiornare con una cadenza almeno quinquennale, ad opera di un tecnico regolarmente abilitato, con l'obiettivo di monitorare le condizioni di sicurezza del patrimonio edilizio esistente.
I crolli provocati non solo dai terremoti, che nel passato non hanno risparmiato la parte occidentale della provincia agrigentina, ma anche dall'incuria e dall'abbandono, oggi non consentono ulteriori indugi: l'istituzione del fascicolo del fabbricato è oramai urgente ed inderogabile. Non dimentichiamo il crollo che appena due anni fa ha mietuto due giovani vittime a Favara e tanti altri crolli che si succedono con frequenza sempre più allarmante a causa della mancata manutenzione delle strutture e degli impianti tecnologici".