Menfi, Montevago, Sambuca e Santa Margherita: l'immobilismo delle Terre Sicane

Menfi, Montevago, Sambuca e Santa Margherita: l'immobilismo delle Terre Sicane

Nell’attesa che qualcosa da Roma si muova, stiamo li: fermi, immobili e critici. I riflessi di questo immobilismo del Parlamento italiano, sembrano colpire duramente anche la politica locale, che se pur con governi stabili e poltrone ben saldate nel tempo, non riesce a dare nessun segnale.

Le casse dei Comuni sono sempre più vuote, si prova ad abbattere gli sprechi possibili, ma non si pensa a creare sviluppo. Le strade sempre più sporche, le ville, i giardini, le spiagge scoppiano di degrado e abbandono. Le Terre Sicane, così tanto elogiate dalle precedenti amministrazioni, sono ridotte all’osso senza più neanche i cani disposti ad addentarlo.

Servizi prima concessi e poi revocati, disordini amministrativi, burocratici ed economici, stupide rivalità politiche, distruggono qualsiasi pensiero di crescita. Nei quattro Comuni, di cui due impegnati nella campagna elettorale in vista delle imminenti elezioni amministrative, l’immobilismo è in continua espansione.

A Menfi e Sambuca di Sicilia si prova a sognare che un nuovo Sindaco possa risollevare le sorti del territorio; a Santa Margherita Di Belìce e Montevago, i due primi cittadini eletti nelle precedenti consultazioni, sembrano combattere contro i mulini a vento.

Eppure, malgrado la mancanza di risorse, si potrebbe dare una spinta almeno ai servizi di ordinaria amministrazione che sembrano fare acqua da tutte le parti. Società come la Sogeir si avviano al fallimento, e ad una imminente trasformazione, nella speranza che non continui ad essere quel carrozzone economico che dal 2007, data della costituzione degli Ato, non ha fatto alcun minimo investimento riguardo a mezzi e attrezzature. Unica cosa che sono riusciti a garantire, quel posto di lavoro agli operai segnalati dalle politiche dei governi cittadini.

Non si può attendere dall’alto qualcosa che cambi il sistema, se non si prova quantomeno ad affrontare le minime tematiche legate ai servizi di pubblica utilità. Non si possono bloccare gli uffici tecnici e gli enti o le commissioni preposte, a causa di interessi personali. Non si possono tenere le strade del territorio un colabrodo, rimandando dall’oggi al domani, e senza mai prendere seri provvedimenti. Non si possono usare soltanto parole provando ad incantare i cittadini, stanchi, ma sempre pronti ad abboccare all’amo del politico o del parente prestigioso di turno.

In questo momento di assoluta crisi economica, in cui i movimenti di cittadini, se pur arroccati sulle proprie posizioni, sembrano aver cambiato il linguaggio della politica, fatta di poltrone e di raccapriccianti spartizioni, bisogna dare quel colpo di spugna: azzerare gli interessi, gli accordi di ogni tipo provando in tutti i modi a valorizzare il proprio Comune. Darsi da fare, studiare i bandi, contattare gli assessorati regionali, spendersi per il territorio, potrebbe essere un modo per abbattere un immobilismo politico che sembra regnare dal oltre un decennio. Adoperarsi per il bene comune gioverebbe a tutta la classe politica locale che un giorno dovrà fare i conti con il proprio passato.

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