E siamo nuovamente alle solite. Alla vigilia delle feste natalizie a scuola “si occupa”. Sono ormai anni e anni che nelle settimane prima delle vacanze di natale, vengono fuori i problemi della scuola, come fosse una tappa obbligata durante il percorso di ogni studente. Si inizia a scartamento ridotto nelle prime settimane con qualche accenno di programma e poi così via via con il passare delle settimane, esplode il tempo dell’occupazione.
Settimane passate negli istituti scolastici per protestare contro i provvedimenti del governo di turno, e poi... passati i giorni di festa, tutto ritorna perfetto. Ovunque scuole occupate, chi inizia per prima a effetto domino, finisce per coinvolgere tutti. Un rito dell’occupazione che si consuma come sempre, in centinaia di istituti scolastici italiani, nell’indifferenza generale di chi ci governa. In provincia di Agrigento sono 14 gli istituti occupati aderenti al movimento "Area51", la rete di lotta studentesca, nata poche settimane fa, che attualmente gestisce ed organizza le proteste della provincia di Agrigento, compresa Sciacca con il liceo scientifico “E. Fermi”, che per la verità spesso ha protestato per carenze della struttura e per servizi indispensabili di cui l’istituto è privo; proteste plausibili.
Poi anche il classico Fazello, liceo artistico, l’Ipia e oggi toccherà alle altre scuole superiori. "I quattro istituti occupati di Sciacca come gli altri in provincia si riconoscono nel movimento e fanno capo al movimento," scrive in una nota alla nostra redazione, Carmelo Traina responsabile AREA 51per la provincia. "Il nostro AREA 51 è un movimento di lotta studentesca, intendendo con lotta qualsiasi forma di protesta lontana dalla violenza" ci tiene a precisare il portavoce del movimento studentesco". Un movimento che si è ben organizzando sfruttando anche i nuovi mezzi di diffusione del web, con l'allestimento di un sito internet (http://comitatoarea51.altervista.org/home) e una pagina sul più diffuso social network (http://www.facebook.com/COMITATOAREA51), dove si può seguire l'andamento della protesta e tutte le notizie riguardo all'attività. Le manifestazioni di protesta hanno due obiettivi: porre all’attenzione dell’opinione pubblica i problemi ed i bisogni ed esercitare pressioni sulla “controparte” affinché le questioni “aperte” siano risolte. Intervistati i ragazzi, come copione, hanno ripetuto di protestare contro la manovra del governo che impone tagli alle scuole pubbliche e incentivi per quelle private. Stesse motivazioni di sempre. Una protesta a livello nazionale che vedrà scendere in piazza sabato in contemporanea con i sindacati, ma con cortei distinti, anche gli studenti medi e universitari.
Ma se da un lato vi è una legittima protesta, dall’altra manca la controparte, cioè le autorità scolastiche, l’istituto, la provincia, la Regione, il Ministero che di fatto non sono né interlocutori né controparte. Dalla scuola fanno sapere che adesso è cambiato il modo di fare occupazione: professori e preside rimangono a scuola per tutto l'orario scolastico e con alcuni alunni si fa approfondimento; una forma cosidetta “soft” per alleggerire di responsabilità i ragazzi. In varie scuole si fanno assemblee permanenti e in autogestione. Sinceramente non si comprende questa forma soft di occupazione. E’ vero che in qualche istituto i dirigenti hanno concesso solamente alcuni locali della struttura, ma è anche vero che in questa protesta sono coinvolti tutti, anche i genitori, responsabilizzati dell’operato dei propri figli, che si ritrovano a trascorrere le loro notti negli istituti occupati.
I presidi ed i direttori devono assicurare il regolare svolgimento delle lezioni ed evitare, nel contempo, che nella scuola si verifichino episodi di violenza. Prevale quest’ultima preoccupazione, perciò non viene chiamata la forza pubblica ed ordinato lo sgombero.
La protesta è sacrosanta e giustificata dalla quantità e qualità dei problemi irrisolti della scuola, quanto il diritto allo studio. Ma diciamo, il “rito delle occupazioni” finora non ha fatto bene a questa scuola e a questa istruzione. Non vi è stato un “ritorno” della protesta, anzi un immagine distorta della scuola; le occupazioni vengono viste come un escamotage per fare vacanza, un anticipazione annuale della pausa natalizia.
Così gli studenti e gli insegnanti sono puniti due volte: non possono frequentare lezioni regolari e sono sospettati di “marinare” la scuola. Accanto a chi occupa c’è anche chi invece vorrebbe fare scuola, e invece si ritrova nella mischia e ne approfitta indenne della vacanza. Il risultato risulta essere solo uno: nel peggiore dei casi l’anno scolastico viene accorciato di trenta o quaranta giorni di lezioni; si deve ricominciare tutto da capo. E per quanto riguarda gli obiettivi della protesta? Ancora una volta un bluff, interruzione dell’attività scolastica e di un pubblico servizio che dovrebbe richiamare alla responsabilità le autorità scolastiche. Ci sono delle regole da rispettare ogni tanto. Tutti siamo stati ragazzi e da sempre nella scuola c’è stato qualcosa che non è andato. Ma evidentemente vista la periodicità annuale delle “occupazioni”, nulla è cambiato e tutto è da rifare.