Si chiama “Libera la Domenica” la campagna messa in campo dalla Confesercenti Sicilia contro la liberalizzazione delle aperture domenicali dei negozi, introdotta dal decreto Salva Italia. Una raccolta di firme per una proposta di legge che ridia alle regioni il potere di disciplinare i calendari in base alle esigenze territoriali ed attuare una giusta concorrenza. Servono 50 mila firme in sei mesi e l’associazione di categoria prepara l’offensiva chiamando rinforzi. L’invito è rivolto anche alla chiesa siciliana. Il clero si è detto da sempre contrario alle spese nei festivi e di domenica, quale giorno di riposo per le famiglie cristiane.
In molte parrocchie si è levato da settimane, l’invito ad astenersi da ogni e qualsiasi forma di spesa nel giorno dedicato al riposo. Le comunità cristiane, nel solco del Concilio Vaticano II, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della sua apertura, vogliono riaffermare la solidarietà a tutti i lavoratori e le loro famiglie che da tempo soffrono per le conseguenze della legge sulla liberalizzazione delle aperture commerciali.
“L’apertura indiscriminata in tutte le domeniche ha provocato – aggiunge il presidente di Confesercenti Sicilia, Vittorio Messina – un aumento dei costi di gestione e ha trasferito i consumi dagli esercizi tradizionali alla grande distribuzione”.
Nel mirino dunque nuovamente i grandi centri commerciali, aperti tutti i giorni e che secondo la Confesercenti non solo hanno danneggiato i piccoli commercianti, ma non hanno raggiunto l’obiettivo di portare benessere, lavoro e prezzi concorrenziali. “I dati parlano della realtà dell’isola; ogni posto di lavoro creato dai centri commerciali porta al licenziamento di quattro persone nelle piccole attività, scrive la confesercenti, con la conseguenza di meno lavoro e calo dei consumi. Continuando così si arriverà anche alle aperture notturne”.
“Il nostro obiettivo non è il divieto totale delle aperture – spiega il direttore di Confesercenti Sicilia, Salvatore Curatolo -. Bisogna, però, considerare le effettive esigenze di imprenditori e consumatori.”