Un’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nella mattinata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Agrigento unitamente ai colleghi della Compagnia di Tolmezzo (UD). Il provvedimento, a carico di Gerlandino MESSINA, 42enne, già noto alle forze dell’ordine, attualmente detenuto in regime di 41 bis e della sorella Anna MESSINA, 36enne di Porto Empedocle, è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, Dott. Guglielmo Nicastro, su richiesta dei Sost. Proc. Rita Fulantelli e Emanuele Ravaglioli, della Procura Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Palermo.
I magistrati palermitani, concordando con le risultanze investigative del Reparto Operativo di Agrigento, a seguito dei riscontri effettuati sui fogliettini di carta manoscritti e dattiloscritti rinvenuti nel covo di Gerlandino MESSINA dopo la sua cattura, li hanno ritenuti responsabili di associazione a delinquere di tipo mafioso.
In particolare Gerlandino MESSINA è ritenuto, dopo l’arresto di Giuseppe FALSONE, di essere stato sino alla sua cattura, avvenuta il 23 ottobre 2010, il rappresentante provinciale di cosa nostra in Agrigento nonché il capo della famiglia mafiosa di Porto Empedocle.
La misura eseguita questa mattina lo ritiene responsabile di aver gestito la riscossione di somme provenienti da varie attività estorsive nei confronti di imprese ed esercizi commerciali e di avere acquisito in modo diretto ed indiretto la gestione o comunque, il controllo di attività economiche legate ad opere pubbliche in corso di realizzazione tra le quali i lavori di realizzazione del rigassifigatore di Porto Empedocle e i lavori di adeguamento di un tratto della SS640 di Porto Empedocle.
La sorella, Anna MESSINA è stata ritenuta responsabile di avere concretamente contribuito, pur senza farne parte, al rafforzamento ed alla realizzazione degli scopi dell’organizzazione di tipo mafioso di cosa nostra ed in particolare delle articolazioni territoriali operanti nella zona di Porto Empedocle, nonché per aver consapevolmente agito da intermediaria tra il fratello Gerlandino, all’epoca dei fatti latitante, e terzi allo stato non identificati, con i quali il fratello manteneva contatti illeciti.
Per i due germani è stata contestata l’aggravante di avere ottenuto il controllo di attività economiche finanziarie con il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti. Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Palermo.