Il Sen. Antonio d'Alì, Presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato e Nicolò Catania, Coordinatore dei 21 Sindaci della Valle del Belìce, sono intervenuti a proposito dello stanziamento dei 10 milioni di euro in favore dei Comuni del Belice per la ricostruzione:
"Sacrosanto, - scrive D'Alì - e tuttavia ancora insufficiente, lo stanziamento previsto all'interno della Legge di Stabilità di 10 milioni per il completamento della ricostruzione e della riqualificazione dei territori del Belice colpiti da terremoto. Questa mia convinzione non si ricava solamente da legittime rivendicazioni territoriali di amministrazioni, associazioni e cittadini che ancora oggi persistono in condizioni di grave disagio, ma anche e sopratutto dalla documentazione prodotta ed esitata da diversi organi istituzionali e parlamentari tra cui non ultima la Commissione bicamerale consultiva per la destinazione dei fondi per la ricostruzione del Belice che ha certificato con un'analisi dettagliata ed esaustiva la necessità per quei territori di uno stanziamento aggiuntivo rispetto a quanto corrisposto sia sulla base del fabbisogno complessivo accertato, sia sulla base, in via comparata, data la svalutazione monetaria e al tempo trascorso, dei fondi erogati per analoghe situazioni di ricostruzione post terremoto accadute in altre zone d' Italia. Per questo ho più volte, anche di recente, presentato in sede parlamentare al Senato proposte di eguale tenore all'emendamento a firma del collega Onorevole Marinello approvato nel corso dell'esame della Legge di stabilità in prima lettura alla Camera. A lui va pertanto il mio più sentito apprezzamento."
"Ritengo che, - scrive Catania rivolgendosi agli organi di stampa - giornalisticamente parlando, se esiste un modo per fare semplice qualunquismo e pura demagogia, parecchi degli articoli che si sono succeduti in queste ore si possano annoverare quale esempio emblematico (per i tanti scribacchini di turno) di come utilizzare e distorcere la realtà dei fatti. Adesso Basta!!!! I cittadini del Belice sono stanchi di essere calunniati da una pubblicistica strumentale sempre pronta a sottolineare l’incapacità del Belice a ricostruire, ovvero i presunti sprechi e le inefficienze che hanno rallentato la ricostruzione. E’ il caso quindi di dover precisare, senza tema di smentita, alcuni aspetti fondamentali al solo fine di ristabilire la verità dei fatti e contribuire in maniera seria e documentale alla Vostre “inchieste” che, a mio giudizio, potevano, per non dire dovevano essere meglio approfondite. Pertanto consentitemi, di puntualizzare quanto segue: i ritardi della ricostruzione infinita sono imputabili interamente ed esclusivamente allo Stato centrale e ai Governi che si sono succeduti.
Le procedure di ricostruzione sono regolate da ben 13 leggi che si sono accavallate nel tempo, senza un disegno organico ed unitario; i finanziamenti sono arrivati a pioggia, e a piccole dosi, con provvedimenti speciali chiesti a gran voce dalle popolazioni e dai sindaci; la prima legge organica che sancisce il diritto di ricostruire l’intero patrimonio distrutto è del 1987 (ben 20 anni dopo il sisma); ancora oggi non esiste una legge che regolamenta le procedure di acquisizione delle proprietà dei lotti di terreno assegnati nei comuni trasferiti in un nuovo sito per motivi sismici.
Il Parlamento ha avviato più volte indagini conoscitive sullo stato della ricostruzione: il documento conclusivo della Commissione Bicamerale sul Belice, votato all’unanimità dai gruppi parlamentari nella seduta del 14 marzo 1996, evidenzia di aver acquisito“ la certezza che le popolazioni interessate dal sisma del 1968 sono state vittima di insipienza e malgoverno” ritenendo che “l’intero Paese ha, nei confronti del Belice, un debito morale che deve essere colmato al più presto”. La Commissione aveva, altresì, acquisito uno studio comparativo effettuato sempre dalla Ragioneria Generale dello Stato fra il terremoto del Belìce e quello del Friuli del 1976 (sostanzialmente equivalenti per danni alle abitazioni private ed alle opere pubbliche nonché per superficie territoriale interessata), dal quale si evince che, a somme rivalutate, il Belice ha avuto circa 12.000 miliardi di lire (in 30 anni) ed il Friuli circa il triplo, 29.000 miliardi di lire(in 8 anni). Ciò consentiva alla Commissione di parlare "di responsabilità dei Governi, nazionali e regionali" succedutisi negli anni che non sono stati capaci di avviare a definitiva soluzione la ricostruzione del Belìce”; ne consegue - conclude la commissione parlamentare - un oggettivo riconoscimento per la qualità ed intensità dell’impegno profuso dagli amministratori locali, che, malgrado la relativa esiguità dei fondi, si sono dimostrati in grado di ricostruire interi comuni”.
I dati reali ed ufficiali, forniti dal Ragioniere dello Stato, hanno evidenziato che per il Territorio del Belice lo stato ha stanziato 11.800 miliardi delle vecchie lire, di cui il 30% è andato perduto a causa dei ritardi accumulati dagli organi dello stato nell’erogazione delle somme ai comuni.
Il Sole 24 Ore del 16 ottobre 2006 pubblicò un articolo molto documentato nel quale veniva chiarito che -dato il fabbisogno- se il Parlamento continuava ad erogare 5 milioni di euro all'anno (come era stato fatto con la L. 51/06) per completare la ricostruzione nel Belìce occorrevano ancora 116 anni!
Ancora nel 2006 l’VIII commissione della Camera nella seduta del 4 ottobre raccomandava il Governo di reperire le risorse da destinare al completamento della ricostruzione,ufficializzandone il fabbisogno finanziario. Oggi la ricostruzione, dopo 43 anni, non è stata ancora completata e non esiste un vero e concreto progetto di sviluppo economico e di rilancio del territorio, mentre i cittadini, soprattutto i giovani, hanno ripreso da tempo ad emigrare, le imprese artigiane ed edili a licenziare e a fallire. Ci sono paesi in cui mancano opere di urbanizzazione primaria, come le strade le fognature o la pubblica illuminazione. I Sindaci del Belice con grande senso di responsabilità, hanno rinunciato alla ricostruzione di nuove opere programmate dallo Stato, chiedendo esclusivamente il completamento delle urbanizzazioni e dei cantieri bloccati da anni. Ecco, come stanno realmente le cose, le nostre popolazioni chiedono giustizia, chiedono il rispetto delle regole morali riconosciute dal Parlamento, chiedono parità di trattamento rispetto agli altri cittadini italiani segnati da altre calamità naturali. Ricordo a Voi e ai Vostri attenti collaboratori, che nel Maggio del 2009 (non 43 anni fa), durante una visita dei nostri territori il Presidente della Repubblica Giorgi Napolitano, ha pubblicamente dichiarato: “Lo Stato ha il dovere di dare risposte a questa terra perché non vi può essere diseguaglianza tra i territori che costituiscono la repubblica. Infine, è il caso di precisare, a proposito di cifre riportate a casaccio negli articoli, che il precedente governo ha tagliato (legge 133/08) circa 70 milioni di euro già destinati alla ricostruzione del Belice, provocando l‘effetto paradossale e beffardo dell’instaurarsi di contenziosi tra i cittadini aventi diritto e i comuni con sentenze che condannano gli Enti Locali a pagare con propri fondi. I Sindaci, ancora oggi chiedono risposte immediate e responsabili alle Istituzioni tutte per chiudere questa pagina dolorosa è vergognosa e poter dedicare tutte le loro energie allo sviluppo economico del territorio, ai Parlamentari Siciliani un accorato appello e un incoraggiamento a continuare e far valere le ragioni dei Cittadini che rappresentano.