Sgominata banda narcotraffico tra Albania e Italia, dal Piemonte alla Sicilia.

Sgominata banda narcotraffico tra Albania e Italia, dal Piemonte alla Sicilia.

Facevano viaggiare le auto con la droga nascosta in doppifondi, spedendole dalla Sicilia su bisarche che trasportavano macchine usate destinate a rivenditori piemontesi. Nella notte di martedì 25 novembre i Carabinieri dei Comandi Provinciali di Agrigento e Torino hanno eseguito 24 misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti accusati di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

L’operazione, svoltasi alle prime ore dell’alba, è frutto di una complessa e articolata attività investigativa che ha coinvolto le Procure (D.D.A.) di Palermo e Torino e che ha portato alla disarticolazione di una pericolosa banda di narco-trafficanti operanti tra la Sicilia, il capoluogo piemontese e l’Albania grazie ad una lunga e paziente attività investigativa iniziata nel 2011 dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Agrigento, che ha portato i militari di questo capoluogo a ricostruire, partendo dalla destinazione finale, Agrigento, il percorso che la sostanza stupefacente. L’operazione si è conclusa con l’arresto di 22 soggetti complessivi di cui 16 sono stati catturati a Torino, 6 in Sicilia. Due soggetti allo stato irreperibili; ancora in corso le ricerche.

In Sicilia uno dei personaggi chiave dell’organizzazione criminale: GIORGIO CAMARDA, 36 anni residente a Palermo, titolare di una concessionaria con sedi nel capoluogo siciliano e a Torino, utilizzata dall’organizzazione come deposito dello stupefacente e come canale di trasporto proprio utilizzando le bisarche cariche di autovetture della concessionaria verso il nord Italia. Le autovetture trasportate, spesso sportive di grossa cilindrata, venivano utilizzate sia per occultare la sostanza durante il lungo viaggio, sia, occasionalmente, come mezzo di pagamento della “merce”. A gestire l’organizzazione, sul versante torinese, ANDREA PUNTORNO, 37 anni, di origini agrigentine ma da anni a Torino; questi gestiva i suoi traffici illeciti attraverso i suoi luogotenenti come DAVIDE MOSCATIELLO, 37 anni e FABRIZIO ANGOTTI, 35 anni torinesi. Tra le persone di fiducia del Puntorno troviamo anche MASSIMO GIULIANI, 41 anni, di origini campane e domiciliato a Torino.

Per l’approvvigionamento di sostanza stupefacente, PUNTORNO agiva in collaborazione con soggetti stranieri legati all’organizzazione controllati a loro volta da EMILIANO PERNOCI, 38 anni, albanese ma da anni residente in Italia. Questi si occupava dell’arrivo della sostanza stupefacente dall’Albania alle coste italiane, sovrintendendo alla catena di trasporto della droga che veniva prima condotta in Sicilia per poi essere dirottata verso il nord Italia. Il sodalizio controllava una buona fetta dello spaccio di sostanze stupefacenti sulla città di Torino, trovando la connivenza anche di alcuni soggetti dalla storica caratura criminale, pluripregiudicati e con forti legami con gli ambienti della criminalità organizzata torinese. Tra questi soprattutto MAURIZIO ALBERTIN, anni 54, abitante a Torino, da anni protagonista di importanti vicende criminali nel capoluogo piemontese; questi la figura più carismatica e autorevole dell’organizzazione al cui vaglio venivano sottoposte le decisioni più importanti per la gestione dei traffici illeciti.

Da tempo i Carabinieri monitoravano la banda, i cui vertici, da Torino, gestivano il traffico di quantità ingenti di sostanze stupefacenti di tipo eroina, cocaina, marijuana e hashish. Il sodalizio criminale commissionava l’arrivo di partite di droga dalle coste balcaniche al sud Italia. Dalla Sicilia, la Calabria e la Puglia la droga veniva poi dirottata nel capoluogo piemontese. Il sodalizio aveva trovato un sistema consolidato per far arrivare la droga a destinazione, sfruttando gli autocarri della concessionaria del CAMARDA con a bordo le autovetture da consegnare nel nord Italia; sulla bisarca venivano caricate diverse macchine, ma all’interno di una di queste, collocata per ultima e diversa per tipologia da tutte le altre, veniva collocata la sostanza stupefacente. L’ignaro autotrasportatore conduceva quindi il carico nel capoluogo piemontese ove ad attenderlo all’interno di una concessionaria, anch’essa inconsapevole del tutto, trovava i “galoppini” dei narcotrafficanti. Questi, una volta preso possesso dell’autovettura, iniziavano le manovre di aggiramento di eventuali pedinamenti, percorrendo strade ad alta velocità ed imboccando semafori rossi per distogliere eventuali inseguitori. Fatto ciò, i criminali si sentivano ormai al sicuro e, lasciato il veicolo carico di droga sulla pubblica via, celebravano, pranzando in un ristorante, l’arrivo del carico. Un sistema originale che non è sfuggito però ai Carabinieri che sono riusciti, lo scorso mese, ad intercettare il carico seguendone ogni movimento fino all’arrivo nel capoluogo torinese. Qui i militari hanno assistito alla presa in consegna dell’autovettura, realizzando un lungo pedinamento al termine del quale è stato interrotto il pranzo celebrativo, sequestrati 5 kg circa di eroina e arrestati i due “galoppini”. Si trattava solo droga di qualità, “prostitute vergini” nel linguaggio in codice che utilizzavano per telefono, pretendendo con minacce non tanto velate, il rimborso e la restituzione della droga non sufficientemente pura, così come il pagamento doveva avvenire, alcune volte, attraverso la cessione di autovetture di lusso o sportive. L’indagine, iniziata nel 2011 dai Carabinieri della Compagnia di Agrigento, è durata diversi anni ha consentito agli investigatori di seguire le tracce del traffico di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente. Durante questo periodo, il sodalizio ha gestito e controllato il traffico di sostanza stupefacente per quantitativi nell’ordine delle tonnellate e per guadagni che, considerata la vendita al dettaglio, si attestano su diversi milioni di euro. Non sempre tuttavia i traffici sono andati a buon fine, come testimonia il furto dell’autocarro con a bordo 1200 Kg. di marijuana, subìto dalla banda a Bari, ad opera di soggetti di nazionalità albanese; gli autori del “furto” non sono mai stati identificati. Per la custodia dello stupefacente, i vertici dell’associazione utilizzavano anche le loro abitazioni private ove facevano giungere i rivenditori al dettaglio della droga che prendevano in consegna la quantità di loro spettanza trasportandola all’interno di trolley appositamente predisposti per l’uso, come dimostrato dai militari dell’Arma poche settimane addietro attraverso il sequestro di 1,5 Kg circa di hashish. Per la gestione dei loro interessi, i soggetti coinvolti erano pronti all’utilizzo di armi che illecitamente detenevano e portavano al seguito agli “appuntamenti” più importanti.

 

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