Gibellina sarà protagonista della puntata di domani di "Alle Falde Del Kilimangiaro", in onda dalle ore 15.00 su RAI 3. Ma non saranno tutte rose e fiori per il comune Belìcino. Come anticipato dalle pagine del sito del programma, quella di domani sarà un’inchiesta sui “beni culturali violati”, affidata alla giornalista Stefania Battistini, che accende questa settimana i riflettori proprio su Gibellina, che, dopo la ricostruzione successiva al terremoto del Belice del 1968, era divenuta un museo a cielo aperto apprezzato in tutto il mondo: "la fotografia dell’oggi - riporta il sito - appare sbiadita con molto di quel patrimonio artistico lasciato morire nel più assoluto degrado".
Già alcuni giorni fa il noto giornalista Pier Vittorio Buffa, attraverso le pagine del proprio blog, non ha utilizzato mezzi termini scrivendo della "Seconda morte di Gibellina". Buffa, in visita al Cretto di Burri è rimasto, in un primo momento, estasiato da ciò che aveva dinanzi ai suoi occhi:
"Un’opera d’arte enorme, una delle più grandi del mondo. Doveva e dovrebbe servire a non disperdere la memoria. Un omaggio perenne, o quasi, alle vittime di quella terribile giornata. E’ come se al posto del cemento si vedessero le case che non ci sono più. Come se uomini, donne, bambini percorressero ancora le stradine che oggi sono spaccature nel cemento, corridoi senza vita. Era la stretta che, sono sicuro, Burri voleva provocare, il fine primo e ultimo del suo lavoro".
Tuttavia è bastato poco, mica tanto poco poi, a far tornare il giornalista sui suoi passi: "Se si guarda meglio il cemento, se dopo la prima emozione si osserva quel che circonda la grande opera d’arte ci si rende conto che l’incuria e l’abbandono stanno prendendo il sopravvento. Che Gibellina rischia di morire la seconda volta. Nel cemento ci sono crateri. Piante e arbusti crescono qua e là indisturbati , anche qualche fico sta avendo la meglio sulle armature. Intorno è deserto. Un piccolo cartello, stradine di accesso malconce. Alberto Burri ebbe, probabilmente, un’idea geniale. Ma non fece i conti con la natura umana. Un’opera così va amata giorno per giorno, curata, mantenuta viva".