"La vita non ha prezzo, l'acqua si...". La privatizzazione dell'acqua ritorna a far paura

“La vita non ha prezzo, l'acqua si...“. La privatizzazione dell'acqua ritorna a far paura

La privatizzazione delle risorse idriche è un tema molto sentito dall'opinione pubblica nazionale e vale la pena ricordare che il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini Italiani sono stati chiamati ad esprimere il loro voto su alcuni quesiti referendari. Il primo quesito prevedeva l’abrogazione della norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti scelti a seguito di gara ad evidenza pubblica.

Il secondo quesito proponeva l’abrogazione parziale della norma che stabiliva la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, nella parte in cui la stessa prevedeva che tale importo doveva includere anche la remunerazione del capitale investito dal gestore.

L’esito del referendum, è bene ricordarlo, è stato il seguente: i voti validi sono stati ben 27.637.945 cioè il 54,81% degli elettori; hanno votato per l’abrogazione, sul primo quesito: 25.935.372 cioè il 95,35% - sul secondo quesito: 26.130.637 cioè 95,80%.

Ma purtroppo ci risiamo!, così come è avvenuto per l’abrogazione dei finanziamenti pubblici ai partiti, leggi nazionali e situazioni locali muovono contro quanto stabilito dal risultato referendario e la volontà popolare non solo non viene rispettata, ma rischia di essere “cancellata”.

“Si scrive acqua, si legge democrazia”, ed i governi continuano a sfornare norme contrarie all’esito referendario in palese “contrasto costituzionale” con il voto popolare. La corsa, delle multinazionali dell’acqua, per monopolizzare la gestione delle risorse idriche è un business di grandi proporzioni con potenziali ancora maggiori e tutti ancora da esplorare, per cui, con il pretesto della caduta progressiva delle risorse idriche nei prossimi cinquant’anni, a causa delle mutazioni climatiche, si indirizzano i governi nazionali a privatizzare. Tuttavia chi mette in campo l’equazione: hai problemi? Privatizza!, si sbaglia di grosso, questa equazione non funziona e la prova è data da quello che vediamo nel campo delle privatizzazioni dei servizi pubblici: Rifiuti, Ferrovie, Voli, Enel, Telefonia, e quant’altro, in sintesi un mare magnum che causa incertezza, confusione, disoccupazione, scarsa economicità, inefficienza ed inefficacia.

La grande privatizzazione delle risorse idriche inizia nelle metropoli del sud del mondo dove ci sono milioni di potenziali utenti disposti a pagare per un servizio che non c’è. Ma di fatto il costo è insostenibile e oggi il sistema viene rimesso in discussione, perché bisogna mettere d’accordo i profitti delle società con le tasche dei cittadini.

Gli esempi sono svariati ed in qualche caso dimostrano la pericolosità delle privatizzazioni. Nel 99 il governo Boliviano privatizza la gestione dei servizi idrici e li affida ad un consorzio formato dalla statunitense Bechtel, dall’italiana Edison DG SpA e dalla spagnola Albengoa. Nel giro di poche settimane le tariffe dell’acqua aumentano fino al 300%: la gente non ci sta, e arriva la rivolta è sulla piazza ci sono rimasti i morti.

La vita non ha prezzo, insomma…l’acqua si, e noi non possiamo rassegnarci a questa inaccettabile costrizione di chi ha deciso che l’acqua è diventata l’oro del ventunesimo secolo per cui ha deciso di farne mercimonio a favore di società private o pseudo private senza scrupoli. Nel 92 l’ONU definisce l’acqua, oltre che un diritto universale, anche un bene economico e non rinnovabile. Intorno a questa definizione si gioca la partita mondiale, vuol dire che l’acqua potabile come tutti i beni deve dare profitti. Dove non li dà non è potabile. Oggi infatti 1 miliardo e 200 milioni di persone la bevono putrida e questo è inaccettabile.

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