Da quindici mesi Varvaro, presidente di Cantine Settesoli, una delle realtà vitivinicole più floride del territorio italiano, cerca inutilmente di sponsorizzare l’area archeologica di Selinunte, senza successo. È questo che emerge da un articolo pubblicato da Sergio Rizzo su Il Corriere della Sera.Da mesi si va avanti con una lunga e inconcludente colluttazione. Tra i vari disguidi, nell'articolo di Rizzo, si fa riferimento a quello in cui non sapendo come liberarsi dell’ostinato sponsor e dei suoi soldi, la Regione Siciliana ha sentenziato che non si può accettare una sponsorizzazione in mancanza di un regolamento regionale sulle sponsorizzazioni che sarà cura della Regione emanare. Quando, non è dato sapere.
"E dire che Selinunte di soldi ne avrebbe bisogno eccome, forse anche più di altri beni culturali siciliani", scrive Rizzo. Anche perché il Parco archeologico ambisce ad essere inserito fra i patrimoni dell’umanità.
Tutto parte nell'estate del 2014 quando il fatturato della Cantina Settesoli supera di slancio i 50 milioni, incassati in gran parte grazie alle esportazioni in 40 Paesi, fra cui la Cina. L'idea di Settesoli consiste nel dare un contributo alla cultura finanziando il vicino Parco Archeologico di Selinunte, versando direttamente 50 mila euro al Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa, da investire nei restauri, proponendosi quindi come capofila per un’operazione di fund raising con l’obiettivo di raccogliere da altri soggetti privati almeno mezzo milione di euro. C’è anche, come del resto non è anormale, una sponsorizzazione che porta ad un certo tornaconto aziendale. Ma non è questo che crea turbamento.
Il direttore del Parco, Leto Barone, si dice d’accordo: il comitato tecnico scientifico dell’Ente esamina la proposta e la approva. Il sindaco di Castelvetrano, Felice Junior Errante, pure. E nemmeno l’assessorato regionale competente, quello ai Beni culturali e all’Identità siciliana guidato da Antonio Purpura, solleva particolari obiezioni. Sembrerebbe che tutto vada per il verso giusto ma invece.