Sono quattro le vittime del naufragio di Lampedusa, tumulati nel cimitero di Montevago. Quattro bare, identificati da numeri, senza un nome e senza un volto. Il 248, 223, 201, 209. Bare che sono state accolte dalla piccola comunità con in testa l’arciprete del paese, Don Emanuele Casola, dal sindaco Calogero Impastato e da semplici cittadini, oltre che da un gruppo di rifugiati, ospiti nelle comunità alloggio di Montevago. “Sono quattro, come le quattro direzioni del mondo, indicate dalla Bibbia, che accogliamo dopo il tragico naufragio del 3 ottobre scorso.” Così l’arciprete, mentre una pioggia battente sembrava salutare, per l’ennesima volta con l’acqua, le quattro bare allineate di fronte la camera mortuaria. “Ma non dobbiamo essere solo la società dei costernati e dei dispiaciuti, perché ognuno di noi può fare tantissimo. Invito tutti, lunedì 21 ottobre, alle ore 16, qui al cimitero per una preghiera ed un momento di riflessione di ciò che possiamo fare, per dare segnale concreto a chi ne ha bisogno”. “La solidarietà non è mai abbastanza” per il primo cittadino Impastato, che ha accolto l’invito. “Tre bare sono state tumulate nei loculi comunali, mentre una quarta è stata tumulata in una cappella privata messa a disposizione da una famiglia montevaghese. Abbiamo cosi accolto l’appello del Prefetto per dare riposo a questi migranti ignoti” conclude Calogero Impastato