Montevago. Don Ciotti e il Cardinale Montenegro pronti a dare 30mila€ per salvare la Calcestruzzi Belice

Montevago. Don Ciotti e il Cardinale Montenegro pronti a dare 30mila€ per salvare la Calcestruzzi Belice

"Sia io che Don Ciotti siamo pronti a versare i 30mila euro per salvare la Calcestruzzi Belice". Sono queste le parole, a cui è seguito un grande applauso, del Cardinale Franco Montenegro, che ha partecipato alla fiaccolata di questa sera in memoria del terremoto nel Belìce, 49 anni fa.

"49 anni fa il terribile terremoto del Belìce, - scrivono Massimo RASO – Vito BAGLIO della CGIL e FILLEA, sindacati oggi presenti alla fiaccolata a Montevago.- tanti i paesi che rimasero completamente distrutti o fortemente danneggiati , 370 vittime furono, un migliaio i feriti e circa 70 000 i senzatetto.

Oggi insieme al ricordo commosso per le tante vittime di allora, è necessario fare alcune riflessioni e trarre utili indicazioni per l’oggi.

La prima costatazione amarissima è che, malgrado l’enorme tempo trascorso ed al netto delle tante parate governative fatte in questi anni, quella del Belìce,  resta una ferita aperta, non rimarginata, segnata ancora dalla mancata ricostruzione di tante infrastrutture: anno dopo anno, abbiamo sostenuto le iniziative dei Sindaci che hanno chiesto a tutti i governi succedutisi da quel triste giorno, ma ancora tanto resta da fare."

"Per  tanti anni, troppi,  al Belice è stato  negato  quello che, in casi analoghi, in  altre parti del Paese,  hanno chiesto ed ottenuto: da Noi né ricostruzione al completo né l’agognato sviluppo economico; da Noi né FIAT nè altro, solo la disperazione e l’emarginazione che costringe, ora come allora, all’emigrazione.

Siamo all’assurdo che lo Stato ha incassato dalle accise qualcosa come 8.6 miliardi e ne ha spesi 2 miliardi e 213 milioni!

La CGIL continua a ritenere che per il Belice,  lo Stato avrebbe potuto e dovuto fare di più e che da una condizione di estremo disagio avrebbero dovuto aprirsi condizioni in grado di far ripartire la vita economica e sociale di una delle aree più deboli del Paese.

La seconda considerazione riguarda la “lezione” che da questi tragici fatti avremmo dovuto imparare, ovvero che occorre “mettere in sicurezza” i nostri paesi; mettere in campo ogni iniziativa utile per essere pronti di fronte ad altre evenienze: i nostri “centri storici” cadono a pezzi già da soli, figurarsi di fronte anche al ripetersi di eventi calamitosi.

Occorre convincersi che è assai più utile e meno costosa una cultura della prevenzione e della messa in sicurezza.

Oggi, su invito del Sindaco,  saremo a Montevago alla “fiaccolata” per ricordare tutto questo e per sottolineare,  insieme agli 11 Dipendenti della “Calcestruzzi Belice”, a quelli in mobilità, a quelli della “calcestruzzo ericina” , che dobbiamo evitare questo “terremoto sociale” che in una piccola comunità significa la perdita di 11 posti di lavoro.

Coerentemente con gli impegni assunti CGIL e FILLEA (la nostra Categoria delle Costruzioni) abbiamo smosso le Istituzioni Nazionali, denunciato l’assurdità ed il paradosso di uno Stato che decide il fallimento di un’Azienda confiscata dallo Stato, chiesto il ritiro di quei licenziamenti in attesa della sentenza di appello.

Attendiamo ancora risposte e inversioni di rotta. Ma non molliamo!"

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