Lavori Verdura: c'è già un contenzioso e la ditta lascia il cantiere.

Lavori Verdura: c'è già un contenzioso e la ditta lascia il cantiere.

“Notizia flash!!! sul ponte nessuna ditta Monticciolo, nessuna ditta di Messina, solo tre operai dell' Anas a sorvegliare (ho chiesto cosa fate mi hanno risposto siamo qua a guardare). Trivellatori,  3 operai della ditta di San Cataldo (nuova trivella arrivata sta mattina) solo due trivellazioni (ne mancano solo 16 ) queste sono notizie reali le foto saranno pubblicate verso le 15:00”.
“L'impresa che stava completando i lavori di definizione degli argini pare sia stata incaricata di effettuare interventi che non erano stati previsti: da qui il contrasto e la decisione di mollare tutto. C'è il rischio che si aprano contenziosi legali e che si possa pregiudicare la continuazione dei lavori. In ogni caso si tratta di un problema che si abbatte su un iter che continua ad essere abbastanza discutibile.”
Sono queste alcune frasi  che tra l’altro fanno indignare, scritte di prima mattina sulla pagina facebook del gruppo “No Ponte? No Voto” e che mettono in tilt sul contenuto appunto delle informazioni.
Si apprende infatti che l’impresa trapanese Monticciolo, che ormai da alcune settimane esegue lavori sull'alveo del fiume Verdura, avrebbe lasciato il cantiere. Nessun mezzo nessun operaio sul posto. Da indiscrezioni pare che ci siano stati evidenti e insormontabili contrasti con l'Anas e con l'impresa aggiudicataria dell'appalto per gli interventi di ripristino del viadotto.
Una decisione questa che indubbiamente complica la  disperata situazione dei lavori sul ponte verdura, in ritardo già sulla tabella di marcia. Lavori che sono iniziati a singhiozzo; alcuni sull’alveo e ora si scopre non idonei e non previsti; altri sulla parte di ponte rimasto  e che non si capisce di che tipo e utili a cosa; un cartellone quello affisso sul luogo dell’intervento che pare non riporti né inizio né data di consegna, né fine, che appare come un contentino tanto per far capire che qualcosa si muove. Trivelle sul posto per forare cosa?; un ponte in ferro da più parti richiesto, che non può essere collocato perché pare che il prefetto non abbia dichiarato lo stato di emergenza; un progetto quello dell’Anas fattibile in un tempo a questo punto indefinito, che prevede l’installazione di tubi Armco (che devono essere ancora prodotti e mandati sul posto). Insomma lavori che sono avvolti da una nube di mistero, ma che sicuramente fanno perdere la pazienza ai cittadini dei territori interessati. Proprio ieri si è tenuto il consiglio comunale di Ribera, presente una delegazione del comitato, e in quella occasione il primo cittadino ha assicurato l’inizio dei lavori proprio stamattina e  di non dare corso alla modifica della sua ordinanza con la quale aveva “minacciato” di vietare il transito nella sua cittadina ai mezzi pesanti e che non fossero di ribera. Ieri l’intervento del senatore Giuseppe Ruvolo che chiede le dimissioni dei vertici dell’Anas, ma lo fa solo dopo 40 giorni circa.
Oggi si apprende che nessuna impresa ha iniziato a fare qualcosa. O meglio che l’impresa incaricata dei lavori sull’alveo se ne torna a casa e che c’è in corso un contenzioso. Le cose insomma si complicano. Il comitato annuncia uno sciopero generale. Le popolazioni si sentono chiamate in causa in un balletto di competenze, che ancora nessuno ha capito bene chi sono i protagonisti. Il prefetto non ha ritenuto di intervenire, il presidente della regione venuto sul luogo ha parlato di dichiarazione dello stato di calamità che ancora non risulta firmata, i sindaci si sarebbero potuti attivare istituendo i COM, (centri operativi misti) con poteri di intervento. E invece????? L’economica subisce una lenta agonia, il territorio una progressiva emarginazione, gli agricoltori perdono il loro prodotto e gli agrumi restano appesi a marcire agli alberi. Ancora una volta il popolo subisce l’incapacità e i loschi ingranaggi di una politica che non agisce ma fa proclami!


 

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