Sequestro di beni a Giammarinaro, nuova udienza. Oggi parla Toscani, ex amico di Sgarbi a Salemi

Sequestro di beni a Giammarinaro, nuova udienza. Oggi parla Toscani, ex amico di Sgarbi a Salemi

Nuova udienza del processo che si tiene davanti ai giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, che devono pronunciarsi sulla richiesta di applicazione della sorveglianza speciale e del sequestro dei beni nei confronti del'ex deputato democristiano Pino Giammarinaro.

Nell'ultima udienza hanno testimoniato i vertici dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani. Giammarinaro ha costruto una fortuna, come si evince  dal provvedimento di sequestro dei beni di cui è stato oggetto, proprio nel mondo della sanità convenzionata. Ma il manager dell'Asp, De Nicola, oggi commissario straordinario in attesa delle nuove nomine del governo regionale, ha detto di averlo conosciuto solo in un'occasione: una sagra. Per il resto, nessun tipo di rapporto. Stessa cosa per il direttore sanitario dell'Asp, la dottoressa Martorana. Il procedimento scaturisce da indagini che hanno alzato il velo su alcune presunte interferenze sull’attività amministrativa a Salemi e sulla sanità. De Nicola ha riferito di averlo conosciuto in occasione di una sagra presentatogli da Sgarbi ma non è stato in grado di riferire null’altro. Più particolareggiato sarebbe stato il dottore Andrea Farina. Il condizionale è d'obbligo perchè il processo si tiene a porte chiuse.

Oggi è il turno di Oliviero Toscani, forse uno dei principali accusatori rispetto alle interferenze di Giammarinaro nell'attività del Comune di Salemi, quando Sgarbi era Sindaco e Toscani era il suo assessore. «Giammarinaro partecipava sempre alle riunioni della giunta municipale di Salemi» ha dichiarato Toscani agli investigatori proprio nell'ambito dell'indagine sull'ex deputato regionale  cui sono stati sequestrati beni per 35 milioni di euro nell'ambito di un'indagine su riciclaggio e intestazione fittizia di beni. La vicenda è stata anche l'occasione per un vivace scambio di accuse tra Sgarbi (che ha sempre negato ogni tipo di influenza illecita nella sua amministrazione) e Toscani.  «Anche con tutta la buona volontà, in Sicilia, non è possibile far nulla. Sgarbi parla, parla ma non conclude mai nulla: è come il coitus interruptus. - ha ad esempio dichiarato Toscani - Io me ne sono andato da Salemi perché ho capito che non avrei mai potuto realizzare nulla di concreto. Mi sono rotto i c... e non voglio sapere più niente. Basta, è come se fossero tutti morti. Con Salemi ho già perso molto tempo e tutto quello che ho fatto è stato a titolo gratuito».

Giammarinaro, secondo l'impianto accusatorio, avrebbe appoggiato la candidatura di Vittorio Sgarbi a sindaco di Salemi e successivamente tentato di condizionare la vita amministrativa del comune trapanese arrivando a partecipare, senza alcun titolo, alle riunioni della neonata giunta. I magistrati parlano di «cogente condizionamento mafioso su una parte dell’attività amministrativa del comune salemitano» da parte di Giammarinaro.

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