Morto a Sambuca di Sicilia il poeta e commediografo Pietro La Genga

Morto a Sambuca di Sicilia il poeta e commediografo Pietro La Genga

All'età di 87 anni si è spento, a Sambuca di Sicilia, il poeta Pietro La Genga. Nato nel 1925 a Santa Margherita di Belice e residente da decenni a Sambuca di Sicilia, La Genga è stato poeta e commediografo di lingua italiana e di lingua siciliana, conosciuto in Italia e all'estero, tradotto in greco, in latino e in esperanto un esponente di spicco della cultura in tutto il Belìce e nel territorio agrigentino. Decano della Classe di Lettere dell’Accademia Internazionale degli Empedoclei e componente di numerose altre autorevoli Accademie ed istituzioni culturali italiane ed estere.

La Genga è stato inserito in antologie, annuari e dizionari. Le sue liriche sono proposte nelle scuole e divulgate attraverso i mezzi radiofonici e televisivi. Numerose sono le poesie pubblicate su giornali e riviste, nazionali e internazionali. E' stato onorato di interessanti recensioni. Gli sono stati conferiti prestigiosi premi nazionali ed internazionali, titoli e onorificenze. Ha ricevuto numerosi inviti da parte di illustri editori per la pubblicazione delle sue opere. I suoi volumi risultano catalogati nelle principali biblioteche di Sicilia e d'Italia.

I funerali avranno luogo domani alle ore 15.30 presso il Santuario di Maria Santissima dell'Udienza di Sambuca di Sicilia.

Il Consiglio Direttivo e i soci della Pro loco di Sambuca di Sicilia, piangono la scomparsa del poeta Pietro La Genga, vanto per la nostra Sambuca, che con le numerose opere pubblicate a contribuito alla crescita culturale della nostra città.

Belicenews lo ricorda così:

PICCHÍ DORMU

Già la notti càlau. Li vinticeddi
a pocu a pocu mèttinu a carmari
e l’acqui si nni vannu beddi beddi
sutta la luna e stannu a spicchiari.

Li graziusi e variupinti aceddi,
li grossi e nichi pisci di lu mari
cani, cavaddi, pècuri e viteddi,
òmini lesti di lu travagghiari,

dòrmunu tutti càrrichi di sonnu
scurdannusi lu munnu scioccu e vanu,
e l’affannatu cori s’arricrìa;

ma l’occhi mei chiudiri ‘un si ponnu
picchì già si nni iu troppu luntanu
chidda chi teni ‘n manu l’arma mia!

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