La Cassazione gli riconosce un risarcimento di 167mila euro, ma lui, nel frattempo è deceduto. È la singolare vicenda di Antonino Marchese, un anziano agricoltore di Santa Margherita Belìce, che perse la propria abitazione durante il terremoto del 15 gennaio del 1968, e che ha vissuto prima in una baracca, poi in affitto, aspettando 45 anni anni prima di potere ricostruire quella casa andata distrutta nel terremoto. Il rimborso arriva solamente adesso, dopo una lunga battaglia giudiziaria contro il suo ex tecnico che costruì la nuova abitazione senza seguire le norme antisismiche.
La vicenda di Marchese viene narrata da Livesicilia.it, in un articolo di Sabrina Macaluso. Il margheritese Dapprima, dopo aver ottenuto la concessione del contributo pubblico per la ricostruzione del suo alloggio, affidò l'incarico di progettazione a un architetto. Ma mentre l'edificio era ancora in fase di costruzione, l'agricoltore si accorse che il progetto concordato con l'architetto non rispettava le norme antisismiche e presentava evidenti errori strutturali.
Da qui iniziò una lunga battaglia giudiziaria, portata avanti dal legale Vincenzo Cucchiara. Così dal 1997, a furia di ricorsi e lungaggini burocratiche, l'epilogo è giunto solamente negli ultimi giorni, quando la Suprema Corte, ha dichiaranto inammissibile il ricorso presentato dal tecnico che dovrà risarcire di 167 mila euro ai figli dell'anziano agricoltore.
"l padre aveva iniziato quel percorso giudiziario, invocando giustizia. Non ha potuto vedere la fine del processo, perché nel frattempo è deceduto - ha dichiarato il legale Cucchiara - i tempi della giustizia civile sono interminabili e quella casa solo oggi essere ricostruita".