Università siciliane: i dati e le cause della crisi

Università siciliane: i dati e le cause della crisi

Se la corsa alle immatricolazioni delle università fosse paragonabile ad una gara ciclistica, ad accaparrarsi la temutissima maglia nera, oggi, sarebbero gli atenei siciliani: questo è quanto emerso dagli studi sulle immatricolazioni pubblicati dall'ESI, secondo i quali le università del sud sono state le peggiori per quanto riguarda le iscrizioni al nuovo anno accademico.

Una crisi, quella dell'università italiana, che si è dimostrata particolarmente significativa nel meridione, con un totale di immatricolazioni di circa 250.000 unità ed un calo di 60.000 iscritti rispetto l'anno precedente, ovvero il 20%. Un divario enorme anche con il nord che, salvo qualche rara eccezione, non sta vivendo certo un periodo di particolare gloria.

La crisi del sistema universitario italiano è la conseguenza di numerosi fattori, che non scopriamo certo oggi. In primis il connubio fra crisi economica e gli altissimi costi che l'università impone, fra tasse d'iscrizione elevate, spese per gli alloggi e tutti quei costi derivanti dalla situazione degli studenti fuori sede: decine di migliaia di euro che vanno spesso in fumo, dato che la stessa istituzione universitaria non fa nulla per giustificare queste spese. I corsi formativi offerti, infatti, sono sempre più spesso miseri da un punto di vista culturale, per via di una scarsa apertura ai mestieri del futuro e una depressione che regna sovrana nella classe docente, demotivata e talvolta antiquata. Per non parlare delle strutture e degli edifici universitari, poco curati e, soprattutto al sud, fatiscenti e al limite dell'impraticabilità. Come a Palermo, dove chi s’iscrive a ingegneria è costretto a seguire le lezioni insieme ai cani randagi.

Ma la crisi è stata accentuata anche dall'inserimento di una pericolosissima outsider: l'università online. In questo contesto sono in tanti gli studenti che scelgono di intraprendere un percorso diverso, sfruttando le nuove opportunità offerte dalla tecnologia. In molti si si rivolgono infatti alle università telematiche, che oramai forniscono un livello d'istruzione di prim'ordine e che allo stesso tempo agevolano gli studenti dal punto di vista logistico. Anche coloro che erano già avviati verso una laurea tradizionale decidono di cambiare, usufruendo del riconoscimento dei crediti formativi garantito da atenei come Unicusano, che permettono d'iscriversi ai corsi online senza perdere gli esami già sostenuti. 

Nonostante tutto, qualche ateneo siciliano riesce a emergere dalla crisi generale del sud, seppur risentendo del grande calo di iscritti dell'anno passato. Nel corso del 2015 infatti l’Università di Catania ha registrato un forte aumento delle immatricolazioni, pari all’11,4% rispetto all’anno precedente. Ovviamente il paragone si fa con un anno in cui gli studenti iscritti erano in forte calo, quindi va preso con le dovute cautele, ma In ogni caso, questo potrebbe essere un segnale di una parziale risalita per l’ateneo catanese. Ben diversa la situazione ad Agrigento, dove l’emorragia di studenti continua, toccando un picco del 40% per quest’anno accademico: pochissimi nuovi iscritti, tanti studenti che decidono di cambiare e un’offerta formativa che si adegua al minor numero di studenti, creando così un circolo vizioso destinato a peggiorare ulteriormente la situazione.

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