Salaparuta. Conclusa la 2 giornate di studio sul “fenomeno mafioso in provincia di Trapani”

Salaparuta. Conclusa la 2 giornate di studio sul “fenomeno mafioso in provincia di Trapani”

Per due giorni a Salaparuta, all’interno dell’aula consiliare, i riflettori sono stati accessi sul “fenomeno mafioso in provincia di Trapani”. Più propriamente si sono tenute due giornate di studio sul tema: ”Lo psichismo mafioso. La Ricerca Intervento in Provincia di Trapani e le ricadute psico-socio-territoriali all’interno di un contesto rurale”.

Il tutto alla vigilia del 24° anniversario della strage di Capaci. La manifestazione è stata promossa dalle Cattedre di Psicoterapia e Psicologia del fenomeno mafioso dell’Università degli Studi di Palermo, in collaborazione con l’Associazione Antiracket Libero Futuro ed il comune di Salaparuta. E con il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo, dell’Unione Comuni Valle del Belice, dei comuni di Gibellina, Partanna, Poggioreale, Santa Ninfa, Castelvetrano, Salemi e Vita. L’evento ha ricevuto anche il contributo dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, Confindustria di Trapani e alcune imprese locali. 

La prima giornata è iniziata con i saluti del sindaco di Salaparuta Michele Saitta. A seguire si sono registrati diversi interventi, tra questi: Girolamo Lo Verso che da anni si occupa di psicologia del fenomeno mafioso. Particolarmente  “toccante” la testimonianza del Sindaco di Vita, Filippa Maria Galifi, che ha “parlato delle difficoltà ad amministrare un paese oggetto di molti atti intimidatori”. Alla significativa iniziativa  hanno dato un importante contributo anche l’avvocato Nino Caleca, che ha spiegato come la mafia abbia imprigionato per anni lo sviluppo dell’agricoltura, lucrando sui Fondi Europei, ed utilizzando due specifiche modalità: l’abigeato e l’ItalianSounding. E poi ancora: Pietro Columba, Ordinario presso la Facoltà di Agraria che ha approfondito il “rapporto con lo sviluppo agricolo”. Mentre  Francesco Messina (amministratore Conad Sicilia) e Gregory Bongiorno (Presidente Confindustria Trapani) hanno testimoniato le difficoltà che l’imprenditore incontra in relazione alla presenza mortifera della mafia.

Significativi momenti di “riflessione” inoltre  sono stati forniti dalle Associazioni Libero Futuro, rappresentata dal Presidente Enrico Colajanni, che ha trattato il tema sui beni sequestrati alla mafia, e Nicola Clemenza il quale ha narrato la sua esperienza, segnata da un atto intimidatorio – e dall’Associazione Libera (Presidio di S. Margherita di Belice) con Chiara Calasanzio che, da un osservatorio particolare, ha parlato dell’omicidio di due piccoli imprenditori di Lucca Sicula: il nonno e lo zio.Spazio per la dott.ssa  Giusy Cannizzaro (Dottore di Ricerca, Dip. Psicologia)  che ha esposto quelli che sono “i costi psichici delle vittime dirette ed indirette della mafia ed il modo in cui il fenomeno mafioso si insinua nel territorio sino a distorcere quelli che sono i valori di una comunità”. Mentre la dott.ssa Zizzo (Dirigente psicologo NPI di Castelvetrano),  intrecciando frammenti di casi clinici di adolescenti e bambini provenienti da un ambiente di mafia, ha fornito delle riflessioni significative sui cambiamenti che attraversano Cosa Nostra, la famiglia, in primo luogo, ed il territorio di Castelvetrano: “Le storie che i figli di mafia portano sono contrassegnati da rimozione, “buchi di memoria, frutto di eventi sconvolgenti che i genitori relegano nella dimensione del segreto, dell’indicibile”, sfociando inevitabilmente in sofferenza psicopatologica: ansia, autolesionismo, rotture psicotiche”.Si sono registrati  anche gli interventi del dott. Piero Grillo che ha illustrato lo “stato delle misure di prevenzione del Tribunale di Trapani (passano dal suo ufficio i fascicoli patrimoniali che riguardano i fedelissimi di Matteo Messina Denaro e al momento sono 22 i procedimenti in corso) e del dott. Campione (Direttore Coldiretti Trapani) che ha denunciato “reazioni ma non azioni volte a tutelare la legalità, l’identità”.

Il dr. Nicola Pollina ha illustrato uno studio condotto a Trapani attraverso il quale si evince la presenza di una mafia, che in quel determinato contesto viene declinata come una ibridazione di più poteri (politici, massonici, economici), così radicata nel tessuto sociale da non essere “vista” (è una mafia invisibile” – dice Pollina).

Erica Castronovo ha presentato i risultati di un lavoro comparativo tra due territori del Belice: Salaparuta e Partanna. Il quadro complessivo di Salaparuta viene sintetizzato con “la Madonna in fil di rame dell’autore, l’artista Alessi: il rame, è un metallo resistente, ma anche duttile, flessibile che si combina facilmente con altri metalli. Nel territorio di Salaparuta-ha esclamato Castronovo-la mafia presenta per l’appunto, una dimensione flessibile, reticolare. Partanna, invece, è stata sintetizzata nell’immagine imponente del Castello del Grifeo, una struttura solida, in pietra e tufo, attorno al quale si è sviluppato il paese.Da tutte le ricerche condotte nel trapanese e presentate nel corso delle due giornate è emerso un comun denominatore: la presenza di un controllo “invisibile” del fenomeno.Tra i politici, oltre ai sindaci, è intervenuto l’Assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici. “Fermenti culturali” sono stati offerti da Francesca Giannone, Prof.ssa Università degli Studi di Palermo,  Giuseppe Verde, Dottore di Ricerca presso l’Università degli Studi di Palermo, Giacomo Pilati, scrittore, e Francesca Oliveri, Archeologa Soprintendenza del Mare.“L’insieme è stato costruttivo e ha permesso-ha concluso il sindaco di Salaparuta Michele Saitta- di gettare luce su aspetti poco noti del territorio locale”.Al ricordo di Falcone è stata associata la prospettiva di un “futuro che anche in provincia di Trapani approfondisca e contrasti lo psichismo mafioso e la sua morti ferita umana, relazionale, psicopatologica, economica, socio-giuridica”.

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