Sambuca, si dimette il Presidente del Teatro l'Idea Paola Caridi

Sambuca, si dimette il Presidente del Teatro l'Idea Paola Caridi

Il Presidente del Teatro l'Idea di Sambuca di Sicilia, la giornalista romana Paola Caridi, ha rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico ricevuto due anni fa attraverso una accorata lettera ai cittadini sambucesi nella quale, però, non mancano spunti polemici. Ecco il testo integrale:

Cari concittadini,

Indirizzo a voi la mia lettera di dimissioni dall’incarico di Presidente dell’Istituzione Teatro Comunale L’Idea non per sminuire il ruolo e la funzione del sindaco di Sambuca di Sicilia che mi ha designato, poco meno di due anni fa, alla guida del teatro come sua delegata. Anzi. La mia cultura di provenienza mi insegna che il rispetto delle istituzioni è il fondamento del con-vivere, e che la forma del rispetto delle istituzioni è sostanza.

Se dunque indirizzo a voi, e al sindaco, questa mia lettera è proprio per il rispetto delle istituzioni, della carica che ho ricoperto con gioia e fatica, e dei cittadini di Sambuca di Sicilia. Cittadini non solo fruitori, ma proprietari – per così dire – del Teatro Comunale. Siete stati voi, in questi due anni intensi e fruttuosi, i destinatari della mia attività quotidiana, in massima parte dedicata proprio alla crescita del teatro. Il mio obiettivo è stato sempre chiaro: dimostrare che periferia (dell’Italia e della Sicilia) non significa luogo di scarto, in cui confinare solo un certo tipo di cultura e spettacolo. Periferia, peraltro, è un concetto astratto. Cos’è la Sicilia, nel Mediterraneo, se non il suo centro? Il cuore della primissima poesia italiana, che ha avuto nei poeti arabo-siciliani i suoi primi maestri; e il cuore nel quale oggi arrivano, accolti come non sono accolti in altre parti d’Italia, i migranti in fuga dal dolore e dalla morte.

Queste riflessioni potrebbero, a prima vista, avere poco a che fare con un piccolo teatro all’italiana costruito nell’entroterra agrigentino. Tutti noi sappiamo, invece, che queste riflessioni sono state e sono cruciali per lo sviluppo non solo culturale di Sambuca di Sicilia, il luogo in cui ho deciso di vivere, assieme alla mia famiglia, e di investire i risparmi del nostro lavoro in Italia e, per lunghi anni, all’estero. Perché sono riflessioni cruciali? Perché Sambuca, anzi, i sambucesi si meritano molto, come se lo meritano gli abitanti della cosiddetta periferia dell’Italia: non sono da meno di un abitante di Roma, di Londra, di Gerusalemme. Si meritano attenzione, si meritano rispetto, si meritano ascolto. Si meritano, soprattutto, un’offerta culturale degna, che non strizzi l’occhio al consenso facile. Panem et circenses, si potrebbe dire.

In queste settimane, e anche in questi anni, mi sono sentita ripetere una frase che aveva un sapore stantio, trito, vecchio. “La gente si vuole divertire, dopo una giornata di lavoro”. La gente. Che parola, vero? Un tutto indistinto, una massa di argilla che si può modellare a proprio favore, e consumo. E poi quell’altra parola: “divertimento”. Un’altra massa di argilla da poter modellare a proprio piacimento.

Ecco, io non ho guidato il Teatro Comunale di Sambuca pensando a questa frase, e a queste due parole così abusate, e così vuote. Ho pensato, e lo penso oggi con ancor più forza, che il teatro fosse un luogo della presenza e della crescita. A teatro, nel vostro teatro, in questi due anni, sono venute migliaia di persone. Il pubblico del cartellone, con un tasso medio di abbonamenti  dell’80 per cento. Il pubblico del teatro per le famiglie, la domenica pomeriggio, per proporre un’offerta culturale che andasse oltre quella, necessaria, della scuola pubblica. Il pubblico degli studenti, sia della scuola primaria sia della scuola secondaria di primo grado, in un rapporto costante, continuo, intenso con l’istituto scolastico Fra Felice da Sambuca. A loro, agli studenti, ai bambini, è stato offerto il teatro pensato di Nave Argo, il programma in inglese, i testi della grande letteratura italiana (con il Visconte Dimezzato di Italo Calvino nella interpretazione del Teatro Libero di Palermo). E allo stesso tempo, ai bambini sono stati offerti momenti di riflessione diversa, dalla riflessione sui diritti con la presenza di Amnesty International e l’arrivo delle copie della Costituzione Italiana inviate su mia richiesta dalla presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. Sino alle merende delle favole nel ridotto del teatro, dove i bambini hanno ascoltato favole, letture, racconti, storie.

Il teatro ha accolto i temi scottanti del presente: le migrazioni, con la presenza dell’ora cardinale Francesco Montenegro, don Franco, e dei ragazzi migranti. Il mio Medio Oriente, con la presenza della sindaca di Betlemme, Vera Baboun, che ha accolto la fatica di arrivare fino a qui, dopo l’invito rivoltole da mio marito Filippo Landi e da me. I ragazzi con disabilità del centro Solidali con Te, che hanno chiesto di poter recitare nel loro teatro, non a caso dopo un anno e mezzo di programmazione, di relazioni continue, di ospitalità delle associazioni di volontariato.

Questo non è solo un elenco di quanto è stato fatto nel teatro. È anche il segno di una presenza costante, di un teatro sempre aperto. Chi ha frequentato il corso Umberto lo sa. I bambini hanno chiesto di entrare a teatro per poter assistere alle prove, per sbirciare il mestiere dell’attore e quello del tecnico audio.  I grandi, gli adulti, sono entrati con il sorriso, chiedendo se c’era bisogno di aiuto, se potevano darmi e darci una mano. I sambucesi, non solo gli amici più cari, si sono prodigati per dare aiuto, e rimettere in sesto un teatro che due anni fa ho ricevuto sporco, senza un riscaldamento degno di questo nome, con le lampadine fulminate, con una stanza ridotta a un immondezzaio, con i bagni indegni di questo nome. Mi sono e ci siamo rimboccati le maniche, letteralmente. Abbiamo pulito il teatro, messo in funzione l’aria condizionata, pulito il grande lampadario, ridipinto atrio e ridotto. Sapete a chi devo dire grazie, lo sapete tutti. Conoscete nome e cognome di chi ha tolto il proprio tempo a lavoro, impegni e famiglia per ridare dignità al Teatro Comunale L’Idea.

Mi sono rimboccata le maniche come amministratrice e intellettuale. Non distinguo tra l’una e l’altra figura. E qui, in questo, stanno le ragioni delle mie dimissioni. Il sindaco, nella pienezza dei suoi poteri, ha nominato un direttore artistico, come prevede il regolamento dell’Istituzione Teatro Comunale L’Idea. Non lo ha deciso due anni fa, quando mi ha designato presidente. È evidente che una figura come me, e con il mio curriculum (che allego alla presente lettera, perché colpevolmente non l’ho allegato due anni fa alla prima relazione che feci), non avrebbe accettato la nomina se il suo incarico si fosse limitato a quello della sola amministratrice. Né questo mi fu detto dal sindaco. La storia recente del Teatro Comunale L’Idea non ha visto la presenza di un direttore artistico, almeno negli ultimi quindici anni.

La forma, comunque, prevede che ci sia un direttore artistico. Certo, la forma. La forma, che è sostanza, prevede anche che il Teatro Comunale L’Idea venisse messo nelle condizioni di lavorare, in questi due anni. Chi ne ha seguito la storia, e soprattutto la storia dall’interno, conosce le mie pressanti richieste relativamente all’amministrazione, alle questioni di adeguamento normativo, contabile e finanziario, allo sbigliettamento, alla stessa pulizia e guardiania del teatro. Richieste che si sono perse nel vuoto, o nei rinvii. L’unica decisione che il sindaco non ha rinviato è stata quella della nomina del direttore artistico. La forma del regolamento, quando la si rispetta in un punto, la si rispetta sempre. O si cerca almeno di farlo.

Perché le dimissioni, dunque? Perché la mia presidenza non è stata solo amministrativa, ma anche artistica e culturale nel più ampio senso del termine. Dal punto di vista culturale, nihil ad me alienum puto. E non potrebbe essere altrimenti. Mi dimetto perché non interpreto la mia funzione come esclusivamente notarile, e perché considero la nomina di un direttore artistico – dopo due anni di lavoro, appena a metà del guado – il commissariamento e la bocciatura di un percorso che ritengo, oggi più di prima, sia stato interessante e importante per Sambuca di Sicilia. La mia presidenza, per rispettare quello che mi ha chiesto il sindaco, e cioè di rifuggire dalle ipocrisie, ha reso appetibile il Teatro Comunale L’Idea di Sambuca. Il Teatro L’Idea non è più sconosciuto, né per il pubblico dell’intero territorio, né per gli addetti ai lavori. La mia presidenza ha fatto entrare il Teatro L’Idea nella Rete di teatro indipendente Latitudini, e nel tavolo di confronto del Teatro Biondo di Palermo sulla costituzione di una rete dei teatri della Sicilia Occidentale. La mia presidenza ha fatto arrivare qui a Sambuca il Teatro Biondo di Palermo e artisti di caratura nazionale e internazionale, compresi gli artisti siciliani di caratura nazionale e internazionale. Non ho bisogno di fare nomi ed elenchi. I cartelloni di questi due anni parlano da soli, e parla il pubblico che ha frequentato gli spettacoli. La stima degli artisti che qui sono venuti, e con i quali continua un rapporto bello e intenso, sia di collaborazione sia di amicizia, sono per me il segno tangibile che quello che ho fatto ha avuto risultati sorprendenti.

Il consiglio comunale mi ha riconosciuto, in questi due anni, il rispetto della forma riguardo alla presentazione del cartellone. L’ho presentato prima nella sede deputata, il consiglio comunale che approva il bilancio e la stagione. Stessa forma non è stata rispettata, in queste ultime settimane. Il consiglio di amministrazione del teatro è stato convocato dal sindaco, di fatto commissariando la mia presidenza, ma il cda non si è riunito secondo la forma prescritta né ha votato il cartellone con il numero legale previsto dal regolamento. Il cartellone, invece, è già comparso sul Giornale di Sicilia e nei social. Trovo queste modalità figlie di una concezione distorta dell’uso dell’informazione, e decisamente poco attente alla forma. Che è sostanza.

Ho anticipato al consiglio comunale la lettera di dimissioni che domani invierò al sindaco di Sambuca di Sicilia perché questo organo di rappresentanza democratica mi ha sempre sostenuto in questi due anni con una unanimità che è andata oltre le divisioni politiche, la maggioranza e l’opposizione. Ho colto, in questo sostegno, la volontà di camminare assieme per raggiungere un obiettivo comune. Un sogno comune: quella che altri chiamano la rinascita culturale del paese.

Vi è una punta di asprezza, in quello che scrivo. Lo so, ne sono consapevole. Né mi si può chiedere di scrivere una lettera di dimissioni con il sorriso sulle labbra. In questi giorni e in queste settimane, in cui il paese ha discusso, parlato, bisbigliato sul teatro, mi sono sentita dire che tutto era normale, che non era successo ‘quasi’ niente. Che le ultime decisioni prese dal sindaco, nella pienezza dei suoi poteri, non ledevano né la mia dignità né la storia che il teatro ha iniziato due anni fa. Io considero la mia dignità, la mia competenza culturale, la mia storia toccata da questa decisione. Ed è per questo, per difendere tutto questo, che mi dimetto. Mi dimetto da presidente del Teatro Comunale L’Idea. Non certo da cittadina di Sambuca di Sicilia.

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