Si tratta di 20 installazioni artistico -fotografiche – 20 scatti fotografici di Margò Cacioppo manipolate in 20 immagini pittoriche di Eva Roth - esposti sul 2° cortile del Palazzo Filangeri-Cutò, nell’ambito dell’estate Gattopardiana 2014, cornice del celebre premio letterario G.Tomasi di Lampedusa.
Ciò che accomuna le opere di Margo Cacioppo al lavoro di Eva Roth è il senso dell’appartenenza, della partenza e dell’arrivo, compromessi dalla modifica traumatica del “luogo”: per Margo costretta da bambina a lasciare nottetempo la sua casa e il suo paese a causa del sisma del 1968 che devastò la valle del Belìce e per Eva, la perdita della propria abitazione a causa di motivi personali. Si innesca per entrambe il senso del ‘mai appartenere e mai arrivare’ pur essendo partite numerose volte.
Sono i “luoghi” della città ferita e abusata, le cui case lacerate sono rese pietre, a scatenare memorie e sentimenti. Margo li cerca nello scatto fotografico di dettaglio dell’elemento architettonico, nella trama dei materiali, nella partitura scalare delle pareti frastagliate, nelle porte e nelle finestre che fanno da ‘ quinta che buca il cielo’, Eva li scandaglia nell’impulso visuale che la trascina a rappresentare, a più livelli, ‘qualcosa che manca’, ad aggiungere o togliere, a cercare la memoria che ancora esiste nelle case perdute.
Entrambe lavorano, con alternanza, nella valle del Belìce. Margo per costruire, ricostruire, rappresentare e documentare l’anima che pulsa l’abitare-non abitare la città, Eva per ridisegnare e manipolare, con tecnica pittorica digitale o in maniera diretta le immagini di case abbandonate e oggetti in esse contenuti. Ella interviene su un ampio fondo creando una corrispondenza tra il suo corpo e l’impulso visuale per visualizzare quello che c’è 'fra le righe'. È questo l’intervento artistico che Eva ha eseguito sulle 20 foto di Margo Cacioppo
Entrambe le artiste sono accomunate dalla ricerca dell’assenza, dall’interferenza tra gli elementi riconoscibili e quelli non familiari. Due sono gli ambiti di interazione e transizione:
i ruderi Siciliani – che raccontano la preesistenza come valore - e la memoria personale di ‘perdita’ improvvisa della propria casa, che aggrava il senso stesso della perdita.