Allarme Caritas, sono i giovani i più a rischio povertà

Allarme Caritas, sono i giovani i più a rischio povertà

È allarme sociale, lo dice l’Istat. Basta semplicemente dare uno sguardo ai dati per capire l’entità del problema che, ricordiamo, investe tutta l’Italia e in particolar modo il sud. Un giovane su 10 è a rischio povertà, mentre nel 2007 era solo uno su 50. Impressionante il cambiamento di trend che vedeva in un primo momento in maggiore difficoltà gli anziani e che ora, invece, ha come protagonisti soprattutto gli under 35.

Le rilevazioni della Caritas

Nel lasso di tempo di circa dieci anni la povertà tra i giovani è passata dall’1,9% al 10,4% sotto i 35 anni di età. Se si dà uno sguardo agli over 65, invece, si può notare come sia passata dal 4,8% al 3,9%, è quindi diminuita. Ma ad allarmare ancora di più è questo numero: il 12,5% dei minori, circa 1 milione e 900 mila, versano in una condizione di assoluta povertà. Il futuro di molti giovani sembra essere quindi non solo incerto, ma assolutamente compromesso, prova ne sia anche l’incertezza assoluta sulla pensione che, dal momento che si sta sempre protraendo in avanti l’età per il raggiungimento del minimo, molti non riusciranno ad avere.

A livello europeo le cose non vanno di certo bene, ma in proporzione comunque meglio rispetto al nostro Paese. E al sud Italia? Al sud, Sicilia inclusa, la disoccupazione resta sempre preoccupante sebbene, per come oggi vengono letti certi dati, le cose non sembrerebbero drammatiche. Il problema nasce nel momento in cui il calo della disoccupazione è direttamente proporzionale a un aumento spaventoso delle partite iva. Questo può significare solo una cosa, che ci saranno tanti giovani con molte spese e quasi nessun diritto.

Meno opportunità per chi non ha il posto fisso

Ovviamente che il posto fisso sia diventata un’utopia è cosa risaputa, ma quello che ancora non è chiaro è che i giovani, oltre a una condizione di lavoro più precaria, dovranno fare i conti con diversi disagi, tra cui l’impossibilità di chiedere un mutuo. Restano invece possibili le richieste di prestiti a banche come Unicredit e istituti che finanziano anche lavoratori a tempo determinato o con partita iva, ovviamente a seconda del fatturato.

Tutto questo nonostante la buon volontà dei giovani, anche quelli siciliani, che nel loro territorio hanno cercato di dare vita a diverse attività, soprattutto nell’ambito della tecnologia, del turismo e dell’agricoltura.

Quali le previsioni per il futuro

Qualcuno ha detto che i nostri giovani vivono in una condizione di futuro anteriore e questo fa molto riflettere, quasi a voler significare che questo tempo non è quello giusto per dare loro ciò che i loro genitori o i loro nonni hanno avuto ai loro tempi. Non resta che attendere per vedere i prossimi sviluppi, ma l’aria che tira non lascia grandi ed entusiasmanti prospettive.

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