Storia della Settimana Santa a Menfi

Storia della Settimana Santa a Menfi

La Settimana Santa di Menfi richiama alle più antiche consuetudini popolari, con l’avvicendarsi di manifestazioni in cui religione e folclore si fondono in un inscindibile miscuglio di colori e suoni che regalano emozioni uniche. La ricorrenza della Pasqua, spesso contestuale all’equinozio di primavera, evoca i riti con cui nella Sicilia greca si celebrava la prodigiosa fioritura della vegetazione: la rinascita della vita con lo sbocciare del seme sparso nella terra. Questo era il tema di Demetra, dea della fertilità, la cui figlia, Persefone, tornando dalla madre, dopo un inverno trascorso negli inferi, risvegliava la natura. Tali riti magici e propiziatori legati alla terra si sono perpetuati mischiandosi con le celebrazioni religiose della Pasqua cristiana.

Giovedì Santo – Visita dei Santi Sepolcri e Lavureddi

Durante il Giovedì Santo vengono allestiti, ai piedi degli altari delle chiese, i Santi Sepolcri, con piante fiori e i cosiddetti “lavureddi”. Essi sono cereali e legumi (per lo più grano e lenticchie) fatti germogliare al buio. E’ consuetudine di alcune famiglie devote offrire tali addobbi per i sepolcri delle proprie parrocchie.  In questo caso il richiamo è ai giardini di Adone.

Venerdì Santo – Crocifissione, Deposizione e Processione di Cristo Morto

Nelle prime ore del pomeriggio del Venerdì Santo il simulacro della Madonna viene portato a spalla dalla Chiesa Madre alla volta della Chiesa dell’Addolorata, da qui il simulacro di Cristo si avvia al Calvario seguito dalla statua della Madonna. La statua di Cristo morto viene inchiodata alla croce. All’imbrunire Cristo viene deposto in una preziosa urna in legno dorato e vetro e seguito dalla statua della Madonna Addolorata, inizia la processione al suono della banda che intona una marcia funebre.

Domenica di Pasqua – Incontro della Madonna con Cristo Risorto

Fin dalla prima mattinata della Domenica di Pasqua, gli agricoltori menfitani addobbano le statue della Madonna, di Gesù Risorto e dell’Arcangelo Michele, vere protagoniste della funzione. L’addobbo è costituito da primizie vegetali: fave, violacciocche, spighe di grano, orzo e fiori di ogni tipo, simboli del risveglio della vegetazione. A mezzogiorno in punto i simulacri di San Michele Arcangelo e del Cristo Risorto vengono portati a spalla nella via della Vittoria. Intanto il simulacro della Madonna, uscito dalla Chiesa dell’Addolorata, avvolto da un mantello nero in segno di lutto, viene portato davanti alla Chiesa dell’Annunziata. Mentre la folla grida “largo largo” il simulacro di San Michele Arcangelo viene trasportato di corsa verso Maria per annunciarle la resurrezione del figlio. La Madonna resta incredula, poi finisce per credere e convinta dall’Arcangelo Michele, che porta l’ambasciata tre volte, si avvia di corsa verso il figlio: avviene così “l’Incontro”, la Madonna perde il mantello nero e appare vestita a festa, mentre colombe in segno di pace prendono volo. Le campane suonano a festa, i mortaretti cominciano a scoppiettare, la banda intona una marcia festosa ed il popolo applaude rivivendo con letizia il miracolo della Resurrezione.

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