Settimana Santa a Salaparuta, una tradizione che risale alla seconda metà del 1600

Settimana Santa a Salaparuta, una tradizione che risale alla seconda metà del 1600

Anche a  Salaparura  l' Incontro fra il Cristo  e la Madonna. Il programma di questa sera prevede una veglia dalle ore 22,30  presso la chiesa Ss. Trinità. Domani (giorno di Pasqua)  sarà celebrata la Santa Messa alle ore 10,30 e a seguire il tradizionele e suggestivo "Incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna.

"La festività della Santa Pasqua a Salaparuta risale alla seconda metà del 1600. L’organizzazione delle “funzioni tradizionali” è affidata e gestita da sempre da un “comitato” che oggi ha assunto il ruolo di Associazione.

La tradizione della festività inizia il Mercoledì Santo durante il quale viene rimosso il Crocefisso dalla Chiesa dove vengono celebrate le funzioni e viene allestito il Calvario rappresentato da un dipinto di Giuseppe Ganga, con la croce alla quale verrà crocifisso il Cristo. Il giovedì si celebra la Messa in coena Domini. Il venerdì a mezzogiorno viene alzato sulla croce il Cristo annunciando l’avvenimento con scoppi di bengala. Verso le 3 del pomeriggio, viene aperta la chiesa all’arrivo di Maria SS Addolorata che accompagna i fedeli. Ha quindi inizio la liturgia della Passione di Gesù Cristo celebrata dal parroco della parrocchia e da un “predicatore” forestiero che viene chiamato ogni anno per la predica delle sette parole, terminate le quali, allo scoppio di bengala e al suono delle “traccole”, durante un triplice squillo di tromba si assiste alla morte di Gesù Cristo evidenziata dal movimento del capo dell’effige che ne proclama la morte. Alla sera ha luogo la Via Crucis per le vie del paese al termine della quale il Cristo viene deposto nel sepolcro dal quale risorgerà.

Terminata la processione e ritiratisi i fedeli, i membri dell’Associazione provvedono a smontare la rappresentazione del calvario e allestiscono lo scenario del “Risussito” rappresentato da uno sfondo di Giuseppe Ganga raffigurante i soldati romani ritratti in atteggiamento atterrito e stupefatto alla vista del Cristo Risorto che viene montato su un sistema di contrappesi nascosto dal sepolcro nel quale era stato deposto. Durante la Veglia Pasquale nella notte del Sabato Santo, alla sola luce del cero pasquale, al “via” di un membro “schetto” dell’Associazione, viene lasciato cadere un velo su cui è dipinta la sepoltura e simultaneamente ad un’esplosione di luce il Cristo benedicente in atteggiamento trionfale con un vessillo sulla sinistra, risorge con un salto tra gli applausi dei fedeli.

La domenica mattina, i membri dell’Associazione, predispongono per “Lu Ncontru” alle estremità della via principale del paese la statua della Vergine Maria e del SS. Salvatore, scolpita dal Bagnasco. A mezzogiorno, un Angelo rappresentato da un giovane con il “fratello” corre dalla statua del Salvatore verso quella della Vergine Maria invitandola a togliersi il manto del lutto e annunciandole la risurrezione del figlio. A questo punto le due statue caricate ognuna da dodici uomini, si incontrano tra gli applausi della folla, lo squillo delle campane e la musica della banda.

La festività della settimana Santa risale alla seconda metà del 1600 ed è uno dei pochi momenti dell’anno che richiama turisti e cittadini emigrati e coinvolge la cittadinanza per la forte valenza storica che rappresenta.

Giuseppe Pitrè cita più volte nel suo Spettacoli e feste popolari siciliane edito nel 1881 le funzioni della Settimana Santa a Salaparuta:

–  “In Salaparuta il calvario s’innalza in Chiesa: alla predica della morte il Crocifisso china la testa per un congegno, mentre sono sparati alcuni mortai, o petriere, come si dicono, e le trombe squillano e nel silenzio del popolo compreso della morte del Redentore, si fa sentire una mesta marcia funebre. Il Cristo è levato dalla Croce e deposto nell’urna da tre sacerdoti. Dopo la processione del Cristo morto si fa la sepoltura, cioè due preti depongono il Cristo in un finto sepolcro, dal quale nella messa del Sabato Santo esce la statua al vero del Cristo Risorto, per congegno che lo innalza sull’altare.[1]”

– “La festività del Sabato in qualche paese, come in Salaparuta, è solennizzata dagli schetti di ogni ceto, cioè dai giovani non sposati, e chi fa operare il congegno per far venir su il Redentore risorto, e lascia cadere la tela, paga da 8 a 12 lire, estraendosi a sorte fra molti che ambiscono a quest’ufficio e pagano la stessa somma. Si cerca una lode di avere fatto bene sì per i compagni e sì per le ragazze, specialmente quando il giovane è promesso.[2]”

– “In Salaparuta l’incontro si faceva ne’ tempi passati all’alba della Domenica; oggi si fa verso le otto del mattino. Le due statue escono da due chiese e s’incontrano in una larga strada, sonando in quel momento le campane e le bande musicali. Il predicatore, che prima ha annunziato a solo a Maria la resurrezione del figlio, si rallegra indi del felice incontro: e tosto il popolo e il clero colle statue del Cristo e di Maria si mettono in processione, e girato l’abitato, ritornano alle chiese donde uscirono[3]”.

La salvaguardia di questa tradizione è resistita al terremoto del 1968 che ha distrutto il vecchio centro abitato di Salaparuta. Alcune statue e oggetti sono andati perduti ma altri sono sopravvissuti, sono stati restaurati e continuano a rappresentare il retaggio culturale di un paese. Grazie alle donazioni dei fedeli, nel corso degli anni si è provveduto a rinnovare alcuni particolari corredi delle statue (drappi, stellari, corone, raggiere) cercando di riprodurne l’originaria fattura. La rappresentazione della Passione, morte e Risurrezione del Cristo si inserisce perfettamente nella Liturgia del Triduo Pasquale e ne integra le celebrazioni liturgiche.

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