Non chiamateli arancinI

Non chiamateli arancinI

Arancini o arancine?
Arancino o arancina?

A Messina arancini (ed anche nel resto d’Italia), a Catania arancino, a Palermo arancine.

Molteplici nomi per indicare la stessa cosa. In Emilia-Romagna la “piadina” è tale sia a Piacenza che a Rimini. In Sicilia invece no, bisogna distinguersi trascinandosi dietro ed in maniera errata l’intera Italia.
Così capita di leggere “arancini siciliani”, a Milano, Bologna, Firenze fa poco differenza. Per un siciliano permaloso, orgoglioso e con le radici ben fisse nella terra delle tre punte suscita sempre la stessa reazione.

Si chiamano arancinE, ARANCINE! Poi ci sono gli “altri”, i cugini della Sicilia orientale che si ostinano a rivendicarne le origini ed ancor peggio insistono su quel “arancini” che tanto ci fa incazzare.
Camilleri ed il suo fido Montalbano hanno di sicuro contribuito a far confusione sul nome con il celebre “Gli arancini di Montalbano”.
L'arancina unica è quella di Palermo (in qualsiasi altro posto è solo una cattiva copia e non me ne vogliano i cugini) che viene fatta al ragù e zafferano ed è tonda.

Una piccola variante è quella al burro e prosciutto di forma ovale.
Nient’altro. Niente di più semplice. E che non mi si venga a parlare di “supplì”, please.
L'arancina fu importata a Palermo dagli arabi, la panatura croccante che l’avvolge  e che le permette di essere adeguatamente fritta è da far risalire alla corte di Federico II. Successivamente trovò spazio anche nel resto della Sicilia. Oggi catanesi, messinesi e trapanesi vi diranno tutti che l’originale è loro e bla bla bla.
Mentono. E lo sanno.
Il 13 dicembre di ogni anno è tradizione palermitana festeggiare il giorno di Santa Lucia (rinunciò a tutti i suoi beni devolvendoli ai poveri), in cui ci si astiene dal consumare cibi a base di farina e quindi anche arancine.
Di varianti ne conosciamo diverse: la storia ci insegna che le originali sono ripiene al ragù di carne o al massimo al prosciutto.
Poi abbiamo le arancine “tarocche”: agli spinaci, alle melanzane, al cioccolato, alla nutella, ai funghi, al salmone, ai frutti di mare, alla crema gianduia, nonché all'amarena.

Nel catanese addirittura si riescono a trovare "alla norma", al pistacchio di Bronte e perfino al nero di seppia. Tutte sane bontà che però non rispecchiano la vera natura.
Per facilitare la distinzione tra i vari gusti la forma dell'arancina può variare ferma restando la classica forma tonda.
La classica diatriba nasce dalla storpiatura del nome data dalla traduzione dal siciliano all’italiano.
Ad ogni modo è facile intuire che il nome originale prende origine dal frutto de re degli agrumi.
Infatti gli  aranci sono gli alberi e le arance i loro frutti.
La forma dell'arancina è quella di un'arancia ed il suo nome non può che essere declinato al femminile come il frutto siciliano per eccellenza cui tanto somiglia morfologicamente.

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